BLOWING IN THE WIND. TESSUTI D’ARTE NELLO SHOWROOM MISSONI

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BLOWING IN THE WIND. TESSUTI D’ARTE NELLO SHOWROOM MISSONI
2018.04.13 MISSONI Vernissage Rachel Hayes – Blowing in the wind

2018.04.13 MISSONI Vernissage Rachel Hayes – Blowing in the wind

BLOWING IN THE WIND. TESSUTI D’ARTE NELLO SHOWROOM MISSONI
2018.04.13 MISSONI Vernissage Rachel Hayes – Blowing in the wind

2018.04.13 MISSONI Vernissage Rachel Hayes – Blowing in the wind

È un tessuto modulare, multicolore, animato dal vento come un paracadute o come una bandiera, un gigantesco patchwork che amplifica e spettacolarizza gli effetti della luce e dell’aria. È una trama leggera, trasparente e traslucida che veste e trasfigura paesaggi e architetture, specchi d’acqua e pezzi di cielo. È un’arte in scala ambientale, che interagisce con gli elementi, le stagioni, le ore del giorno. E innesta il calore dell’interior domestico, del manufatto artigianale, delle coperte cucite a mano o dei lavori a telaio, nella vastità di coste e deserti, luoghi pubblici e contesti espositivi, trasformando l’opera in un originale sensibile intreccio di monumentalità e intimità, contemporaneità e memoria.

Straordinariamente empatica con il linguaggio Missoni, l’arte  dell’americana Rachel Hayes, già adottata da Angela per contestualizzare la sfilata Estate 2018 in occasione del suo ventesimo anniversario alla direzione creativa, poi nelle immagini dell’ultima campagna e in un progetto installativo indoor concepito a misura del flagship store Missoni su Madison Avenue, è ora protagonista di un’opera ambientale a Milano, la prima in Italia specificamente dedicata al suo lavoro e intitolata “Blowing in the Wind”, che si è inaugurata il 14 aprile nello showroom Missoni di via Solferino.
A cura di Mariuccia Casadio, l’opera, che si articola tra corridoio d’accesso esterno e spazi interni, confronta in due diverse e opposte accezioni i temi della luce e dell’aria. Internamente tre sospesi macro-elementi cilindrici, specie di gabbie rivestite da piccoli moduli policromi di gelatina plastica, vengono infatti azionati da ventilatori e proiettori elettrici, che ne movimentano le strutture, generando e diffondendo riflessi, giochi colorati di luce e d’ombra, ma anche sonorità low-tech, rumoristiche, da marchingegni meccanici, nello spazio circostante. Esternamente, invece, bande-patchwork in tessuto semitrasparente multicolore compongono una lunga pensilina sospesa, che accoglie i visitatori e diventa filtro di elementi naturali, effetti casuali legati alle stagioni e alle ore del giorno, alle condizioni e interferenze del clima.

Una ventata di emozioni e variazioni cromatiche, forme che prendono vita e si aprono al dialogo con il mondo circostante, l’opera ambientale “Blowing in the Wind” sintetizza così la pratica di Rachel Hayes, che, nata nei dintorni di Kansas City e oggi residente a Tulsa, ha trovato nella cultura tessile, nelle consistenze, trasparenze e variegate tonalità di seta o nylon, poliestere o acetati, gli strumenti di un costruire soffice, flessibile, femminile, contemporaneo e trans epocale, che diventa anello di congiunzione tra passato e presente, ponte sospeso fra terra e cielo, natura e cultura, arte artigianalità e fluttuante, libera immaginazione.

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