AU REVOIR KARL. SALUTIAMO UNO DEI PIU’ GRANDI CREATIVI

Karl Lagerfeld

“L’eleganza non ha niente a che vedere con il vestito, né con l’età, l’origine sociale, la razza, la linea… con niente. Un’attitudine che è il contrario della volgarità, un’attitudine morale, non moralizzatrice. L’eleganza è un lusso gratuito. Una persona elegante lo è una volta per sempre”.

Designer, fotografo, visionario, rivoluzionario, inguaribile amante dell’arte e dell’architettura, di Zaha Hadid in particolare. Semplicemente icona, Kaiser Karl, così era stato ribattezzato dalla stampa per la sua influenza da imperatore nel fashion system, lascia con sgomento il mondo della moda. A dare per primo la notizia dell’inaspettata morte di Lagerfeld il magazine online francese Closer.

Una vera leggenda ancora prima di scomparire, questo si diceva di Karl nel mondo della moda. Il suo estro geniale andava oltre il design, è grazie a lui se Fendi e Chanel hanno oggi gli inconfondibili loghi lettering e se hanno introdotto nei loro uffici stile lavorazioni e materiali innovativi che hanno rivoluzionato oltremodo la riconoscibilità dei marchi. Un rapporto indissolubile con l’identità di entrambi. Era il 1965 quando iniziò a collaborare con la maison romana, all’epoca un famoso laboratorio di pellicceria ereditato dalle 5 sorelle della moda dando vita al celebre “Fun Fur”. La vera popolarità arrivò negli anni Ottanta alla guida di Chanel dove, rendendo sempre più attuali i codici di uno stile unico, non snaturò mai la visione di Mademoiselle. Rese il marchio pop, riportandolo ad essere apprezzato sempre di più da signore e it-girl. Una carriera iniziata nel ’55 al fianco di Pierre Balmain quando entrò nell’azienda grazie alla vittoria di un concorso istituito dal Segretariato Internazionale della Lana (antesignano del Woolmark Prize), per la creazione di un cappotto e consolidata poi negli atelier di Jean Patou e da Chloé. Non frequentò mai un’accademia, fu la madre a trasmettergli le prime nozioni del mestiere, il talento e l’intuizione fecero il resto. Nel 1974 creò il suo marchio eponimo che tra alti e bassi ebbe comunque un successo planetario e nel 2005 Hilfiger ne rilevò la proprietà. Nell’ottica di rendere il lusso accessibile nel 2004 collaborò con H&M per una delle prime celebri partnership del colosso svedese… un successo garantito. Infondo tutto quello che Lagerfel toccava sembrava diventare oro.

Lo avevamo incontrato nel 2007 per un’intervista esclusiva pubblicata su POSH 23, e ci fece uno dei più bei regali mai ricevuti: la sua tagliente ironia. Già Karl era un personaggio ironico, spesso si è preso gioco dei giornalisti, ancora oggi stimiamo che sia scomparso all’età di 85 anni, perché la sua data di nascita non l’ha mai dichiarata davvero. Una caratteristica che in qualche modo lo ha accomunato all’irriverente Mademoiselle Chanel… a pensare che lei stessa poco prima di passare a miglior vita si dice che esclamò su Lagerfeld: “Non potrebbe mai lavorare per me” e invece per oltre trent’anni ha diretto la maison da lei fondata.

 “Anche i miti hanno bisogno di un po’ di ironia per sopravvivere”, così ci confidava su Coco. Se ripensiamo all’occasione in cui lo intervistammo, dove si parlò anche dell’uscita al cinema di “Lagerfeld Confidential” diretto da Rodolphe Marconi, allora non possiamo che notare la coincidenza celebrativa della cover di POSH 83 che domani sarà in tutte le edicole con un nuovo look della collezione Primavera Estate 2019 di Chanel, dal titolo “Fashion Confidential”. E quante sono anche le confidenze che ci ha fatto Karl in questi anni di creatività. Un personaggio schivo e uno sguardo nascosto sempre dietro gli occhiali impenetrabili che portava da sempre.

Non era mai successo che non uscisse dopo la fine di ogni defilé, come invece è accaduto il 22 gennaio scorso. Un avvenimento sottovalutato che ha preannunciato la scomparsa.

Quella di Karl Lagerfeld è sempre stata una creatività politicamente scorretta. L’unico modo per abbattere la banalità: “Cerco sempre di fermarmi in tempo prima di cadere nel cliché e nella routine che ci minacciano”.

È stato uno dei couturier più mediatizzati di sempre e nel replicare la sua immagine ha sempre mantenuto un’aurea di autenticità. Un personaggio eclettico, amante della moda e della fisicità longilinea non solo sulle sue modelle magrissime. Quando decise di cambiare lo stile del suo look personale perse 42 chili in meno di anno per vestire gli abiti creati da Hedi Slimane. Un atteggiamento da vera rockstar!

Altra caratteristica di Karl era il suo essere un “Fashion Machine”. Instancabile creatore non solo di moda ma anche di show come le iconiche sfilate al Grand Palais di Parigi e le campagne pubblicitarie da lui realizzate. Da dietro l’obbiettivo firmò anche un’edizione del Calendario Pirelli nel 2011, ideato come un’affascinante Olimpo greco romano.

Poche le notizie della vita privata. Probabilmente un unico grande amore con quello che è stato definito come l’ultimo dandy parigino, Jacques de Bascher per poi concentrare le migliori attenzioni sulla gatta più coccolata e famosa del mondo: Choupette, con due camerieri al suo servizio h24 e da oggi probabilmente anche la più ricca… Si dice che Lagerfeld le abbia lasciato parte dell’eredità, almeno così dichiarò durante un’intervista al giornalista dell’emittente francese La Point, Marc-Olivier Fogiel.

Oggi tutto il mondo della moda si stringe attorno la maison che ci tiene a far continuare a vivere lo spirito di Coco e di Lagerfeld attraverso l’operato del suo braccio destro Virginie Viard.

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