Lo scrittore ungherese-britannico David Szalay ha conquistato il Booker Prize 2025 con Flesh, la sua sesta opera di narrativa, diventando il primo autore di origini ungheresi a ricevere il prestigioso riconoscimento e aggiudicandosi l’ambito premio letterario: un assegno di 50.000 sterline. Tradotta in italiano con Nella carne da Anna Rusconi, l’opera è pubblicata da Adelphi.
Flesh racconta la vita di István, un uomo emotivamente distaccato dal proprio corpo e dai suoi desideri, che dall’Ungheria approda a Londra, portando con sé un passato ingombrante. La narrazione segue il protagonista dall’adolescenza alla vecchiaia, tra relazioni clandestine, esercito e ascesa nel mondo dei super-ricchi londinesi.
Roddy Doyle, presidente della giuria, ha sottolineato come il romanzo sia “una disquisizione sull’arte di essere vivi e sull’afflizione che ne consegue”, lodando la scrittura scarna e l’uso innovativo dello spazio bianco, che invita il lettore a colmare le lacune della vita del protagonista.

La vittoria di Szalay è stata accolta con entusiasmo dalla critica internazionale. Luke Brown del Financial Times, ha parlato del libro come “rinfrescante, autentico e commovente, un’opera che sorprende e devasta”. Johanna Thomas-Corr del Sunday Times l’ha definito “una prosa scarna e non artefatta, gestita con abilità rara. Un romanzo rivelatore”. Keiran Goddard del Guardian ha affermato: “Non solo un romanzo sulla mascolinità, ma sulle questioni ineffabili al centro di ogni vita”. Claire Allfree del Daily Mail ritiene che sia “un romanzo superbo, propulsivo, che cattura il fatalismo alienato della vita moderna”. Il libro ha saputo affascinare anche volti noti dello spettacolo, come l’attrice Sarah Jessica Parker, componente della giuria insieme a Roddy Doyle, Ayọ̀bámi Adébáyọ̀, Kiley Reid e Chris Power. L’opera non è passata inosservata nemmeno per il rapper britannico Stormzy, il quale ha trasformato un passaggio dell’opera in un brano musicale, utilizzato per un cortometraggio presentato durante la cerimonia del premio a Londra.

L’autore ha spiegato che Flesh nasce dal desiderio di raccontare un romanzo “con un finale ungherese e uno inglese”, riflettendo la sua esperienza personale tra i due Paesi. “Volevo scrivere della vita come esperienza fisica, di cosa significhi essere un corpo vivente nel mondo: qualunque cosa ci divida, la condividiamo tutti”, ha dichiarato. Szalay ha inoltre sottolineato di sentirsi estraneo sia in Ungheria sia a Londra, e di aver voluto trasporre questa sensazione nel protagonista, che non si sente mai del tutto a casa.
Secondo John Self, critico del Booker Prize, il corpo è il vero fulcro del romanzo: “La dissociazione tra le esperienze di István e la sua incapacità di trovare il linguaggio per elaborarle è cruciale”. Dialoghi troncati e spazi bianchi diventano strumenti narrativi per rappresentare il silenzio maschile e la difficoltà di esprimere emozioni. Gli altri libri finalisti della sestina erano: Flashlight di Susan Choi; The Loneliness of Sonia and Sunny di Kiran Desai; Audition di Katie Kitamura; The Rest of Our Lives di Ben Markovits e The Land in Winter di Andrew Miller.
La giuria ha inoltre evidenziato come Flesh esplori la mobilità sociale: l’ascesa di István avviene quasi per caso, ma il suo passato continua a minare la sua storia, mostrando il costo inevitabile delle origini.
Con Flesh, Szalay entra nella storia del Booker Prize, istituito nel 1969 e considerato uno dei riconoscimenti letterari più prestigiosi al mondo. Dopo autori come Margaret Atwood, Kazuo Ishiguro e Hilary Mantel, il premio celebra ora una voce che ha saputo innovare la forma narrativa, intrecciando corpo, silenzio e destino sociale in un romanzo che la critica ha definito propulsivo e indimenticabile.




