Cosa sappiamo della Fondazione che Dries Van Noten inaugurerà a Venezia

Avevamo già parlato dell’acquisto da parte di Dries Van Noten di Palazzo Pisani Moretta a Venezia per circa 36 milioni di euro, venduto dai fratelli Maurizio e Gerolama Sammartini. Ora conosciamo il progetto che lo stilista e imprenditore preparava da tempo.

Ad aprile 2026, in occasione della 61ª Biennale d’Arte Contemporanea, la monumentale struttura affacciata sul Canal Grande accoglierà la Fondazione Dries Van Noten, nuova istituzione culturale senza scopo di lucro ideata dallo stilista belga insieme al compagno Patrick Vangheluwe.

La scelta della sede non è casuale. Il Palazzo, in origine dimora nobiliare privata, costruita nella seconda metà del XV secolo in stile gotico, fu eretto dalla famiglia Bembo e, poco dopo, passò ai Pisani Moretta, ramo della potente casata veneziana, che lo trasformò in una delle residenze più prestigiose della città. Oggi custodisce opere di Tiepolo, Guarana, Diziani e Angeli. Il restauro sarà guidato dall’architetto Alberto Torsello, con l’obiettivo di preservare la struttura e renderla funzionale ai nuovi usi.

Perché Venezia è stata scelta come sede di una Fondazione legata a un marchio internazionale?

Da sempre crocevia di mercanti e artigiani, si presenta come un laboratorio vivente dove il passato incontra l’innovazione. Qui, l’artigianato rappresenta una forma di identità culturale, un linguaggio capace di attraversare epoche e discipline. Con la sua tradizione secolare di vetrai, tessitori, ceramisti e maestri delle arti applicate, Venezia diventa terreno ideale per dare corpo a questa visione.

Van Noten e Vangheluwe descrivono Venezia come una città viva, non un fondale immobile. “La moda ci ha dato così tanto, e ora vogliamo restituire, sostenendo l’artigianato in tutte le sue forme – dalla ceramica ai gioielli, dalla cucina al canto, fino alla moda stessa”, spiegano. La Fondazione sarà un palcoscenico per la creatività: artisti e artigiani potranno mostrare il loro lavoro, studenti e giovani talenti avranno l’opportunità di imparare facendo e sperimentando, mentre i visitatori scopriranno il fare come vera esperienza culturale. Il programma si annuncia volutamente poroso e interdisciplinare, passando da presentazioni a laboratori, da residenze e mentorship.

L’obiettivo è favorire un apprendimento diretto, in cui il tempo della pratica, della sperimentazione e persino dell’errore diventa parte integrante dell’esperienza. Alla fine del 2026 è prevista anche l’apertura di Studio San Polo, spazio complementare progettato da Giulia Foscari: un laboratorio contemporaneo, più essenziale e flessibile, pensato per pratiche collaborative e sperimentazioni dirette.

Nato ad Anversa nel 1958, Dries Van Noten appartiene alla terza generazione di una famiglia di sarti. Formatosi alla Royal Academy of Fine Arts di Anversa, è tra i celebri Sei di Anversa, insieme a Walter Van Beirendonck, Ann Demeulemeester, Dirk Van Saene, Dirk Bikkembergs e Marina Yee. Dal 2018 il brand è parte del gruppo spagnolo Puig, e dal 2024 la direzione creativa è affidata a Julian Klausner, successore dello stesso Van Noten, che preferisce, attualmente, dedicarsi a progetti culturali e artistici. E ora sappiamo come bolliva in pentola. La Fondazione segna un nuovo capitolo post-fashion per Van Noten, dove il fare diventa nucleo del pensiero creativo e Venezia il suo palcoscenico privilegiato.

Realizzare un magazine come POSH ha qualcosa di meraviglioso. Intanto si ha bisogno di tempo: non tutto deve scorrere veloce, anzi. Inoltre servono l’intensità e una particolare passione per condividere con gli straordinari personaggi che incontriamo momenti unici.