Le mostre da visitare a Firenze durante Pitti Uomo

L’edizione 109 di Pitti Immagine Uomo sta per aprire i battenti e POSH ha selezionato per i suoi lettori le mostre imperdibili per chi sarà a Firenze la prossima settimana.

Fino al 25 gennaio, Firenze diventa il centro di un triplo progetto espositivo che mette in relazione passato e presente attraverso due iniziative complementari: una grande mostra su Beato Angelico, una su KAWS, realizzata in collaborazione con la Fondazione Hillary Merkus Recordati nell’ambito del programma Palazzo Strozzi Future Art, e una che vede protagonista l’artista georgiano Andro Eradze. La mostra dedicata all’artista rinascimentale si articola tra le due sedi del Palazzo e il Museo di San Marco. Curata da Carl Brandon Strehlke, con Angelo Tartuferi e Stefano Casciu per la parte museale, rappresenta la prima grande retrospettiva fiorentina dedicata all’artista a settant’anni dalla storica monografica del 1955. L’esposizione riunisce circa 140 opere provenienti da musei internazionali oltre a collezioni, biblioteche e istituzioni italiane e territoriali. Il progetto, frutto di più di quattro anni di lavoro, è stato reso possibile anche grazie a una vasta campagna di restauri e alla ricomposizione di pale d’altare smembrate da più di due secoli.

In dialogo con questo importante omaggio al Rinascimento, il cortile di Palazzo Strozzi ospita The Message, un’installazione site-specific di KAWS, artista americano contemporaneo tra i più riconoscibili a livello internazionale. Nato nel 1974 a Jersey City e attivo a Brooklyn, KAWS ha esposto nelle principali istituzioni internazionali, tra cui SFMoMA, The Andy Warhol Museum, Art Gallery of Ontario, Serpentine Gallery, Mori Arts Center Gallery, Brooklyn Museum e National Gallery of Victoria. Le sue figure ibride, ispirate al mondo dell’animazione e della comunicazione visiva contemporanea, riflettono su emozioni e simboli condivisi, superando i confini tra cultura alta e popolare.

In collaborazione con IED Firenze, Palazzo Strozzi presenta anche Bones of Tomorrow, la prima grande mostra personale in un’istituzione italiana dedicata ad Andro Eradze. L’esposizione riunisce una selezione di video, fotografie e installazioni pensate appositamente per due luoghi distinti: il Project Space di Palazzo Strozzi e l’ex Teatro dell’Oriuolo, oggi sede di IED Firenze. Concepita come un unico itinerario che collega i due spazi, la mostra – a ingresso gratuito – invita il pubblico a immergersi nell’universo visivo di Eradze, dove il tempo sembra muoversi in più direzioni, le relazioni di causa ed effetto si dissolvono e le immagini assumono un’aura misteriosa. La sua ricerca si fonda sulla tensione tra elementi opposti e sull’indagine delle zone di confine in cui si incontrano naturale e artificiale, domestico e selvatico, umano e animale. Le sue opere abitano un territorio sospeso, in cui le polarità non si risolvono ma convivono, generando un senso continuo di attesa e ambiguità. Il progetto è accompagnato da una pubblicazione curata da Martino Margheri e pubblicata da Marsilio Arte.

Il Museo Novecento dedica a Helen Chadwick Life Pleasures, la prima grande retrospettiva italiana su una delle artiste britanniche più innovative e provocatorie del secondo Novecento, visitabile entro il primo marzo. Curata da Sergio Risaliti, Stefania Rispoli e Laura Smith, e realizzata con The Hepworth Wakefield e Kunsthaus Graz, la mostra ripercorre l’intero percorso creativo di Chadwick (1953–1996), dalle prime sperimentazioni  fino alle celebri sculture, evidenziando l’utilizzo di materiali inusuali, come cioccolato, fiori, liquidi domestici e tessuti organici. La sua pratica, che spazia da scultura e installazione a fotografia, performance e stampa, affronta temi caldi e attuali come identità, sessualità, malattia, desiderio e trasformazione.

Palazzo Medici Riccardi ospita due esposizioni molto diverse e di grande interesse. Da una parte, le opere di Carlo Adolfo Schlatter (1873–1958), pittore, scrittore e studioso di filosofia e teosofia; dall’altra un omaggio a Clemen Parrocchetti (1923 – 2016), autrice del Novecento impegnato nell’interpretazione della complessità della sfera femminile. La prima è organizzata in sette sezioni e ripercorre i temi principali della sua produzione, a partire dall’autoritratto trentenne e dal ritratto della moglie Emma Moni, figura fondamentale nella sua vita e nella sua immaginazione.

Parallelamente, Ironia Ribelle, curata da Marco Scotini e Stefania Rispoli sotto la direzione artistica di Sergio Risaliti, rappresenta la prima grande esposizione dedicata all’artista all’interno di un museo italiano, con l’obiettivo di far conoscere al pubblico una figura ancora poco nota. Circa cento lavori tra dipinti, disegni, sculture, arazzi, documenti e materiali d’archivio, restituiscono il ritratto di un’artista fuori dagli schemi, capace di intrecciare sperimentazione formale e impegno politico. Attraverso il dialogo tra vita, attivismo e ricerca visiva, l’esposizione mette in luce una pratica indipendente e audace, in cui ago, filo e tessuti diventano strumenti di contestazione e veicoli di un messaggio ancora attuale: la rivendicazione di libertà, autodeterminazione ed emancipazione.

La prima personale italiana dell’artista thailandese Jakkai Siributr, considerato tra i maggiori interpreti internazionali dell’arte tessile, arriva a Firenze con una grande mostra diffusa tra MAD Murate Art District e il Museo di Antropologia e Etnologia, a cura di Veronica Caciolli e Valentina Gensini. Cultura (im)materiale ripercorre trent’anni di lavoro dell’artista e si sviluppa come un progetto site-specific che intreccia culture, memorie e pratiche partecipative, mettendo in dialogo tradizioni thailandesi e comunità femminili toscane. Coloro che vorranno potranno ammirare tessuti, ricami e installazioni monumentali accanto a opere collettive nate da workshop e sessioni di cucito condivise. Con lui il cucito diventa pratica meditativa, terapeutica e politica, capace di dare forma a narrazioni intime attraverso la combinazione di tecniche tradizionali, materiali contemporanei e oggetti personali dei partecipanti.

Realizzare un magazine come POSH ha qualcosa di meraviglioso. Intanto si ha bisogno di tempo: non tutto deve scorrere veloce, anzi. Inoltre servono l’intensità e una particolare passione per condividere con gli straordinari personaggi che incontriamo momenti unici.