All’asta 126 capi Dior di Mouna Ayoub

Il 29 gennaio, durante la settimana dell’Haute Couture di Parigi, 126 creazioni firmate Dior appartenute alla celebre Mouna Ayoub saranno battute all’asta in un prestigioso hotel, durante un evento organizzato da Kerry Taylor Auctions in collaborazione con Maurice Auction. Parliamo di una delle vendite più significative mai dedicate alla maison.

Nata in Libano e cresciuta tra Europa e Medio Oriente, Ayoub è diventata nel tempo una presenza costante nei circoli dell’alta società internazionale, distinguendosi per un gusto impeccabile e per una dedizione assoluta verso l’artigianalità della couture. Ayoub è una delle collezioniste di alta moda più note e influenti al mondo, una figura che negli ultimi quarant’anni ha costruito un rapporto quasi simbiotico con la moda francese e, in particolare, con la maison Dior. Oltre alla moda, Ayoub è attiva in iniziative filantropiche e culturali, sostenendo progetti legati all’educazione, alla cultura e alla tutela del patrimonio artistico. La sua figura incarna un modello di mecenatismo contemporaneo: una donna che usa il proprio gusto e le proprie risorse per preservare e valorizzare la creatività.

Prima di diventare un nome di riferimento nel mondo della moda, Ayoub ha costruito una solida carriera come donna d’affari. Dopo il matrimonio con il magnate saudita Nasser Al-Rashid, ha vissuto per anni tra Parigi, Ginevra e Monte Carlo, sviluppando attività nel settore immobiliare, nella finanza e nel lusso. La sua indipendenza economica e la sua visione internazionale le hanno permesso di coltivare una passione profonda per l’Haute Couture, trasformandola in una vera e propria missione culturale.

Quella prossimamente battuta all’asta è una selezione straordinaria che attraversa quarant’anni di storia della moda, un archivio personale costruito con rigore e passione da Ayoub. La raccolta, curata con un approccio quasi museale, testimonia l’evoluzione estetica della maison attraverso le sue diverse direzioni creative. La collezione copre un arco temporale che va dal 1984 al 2022 e include capi firmati da alcuni dei più influenti direttori creativi della maison, da Marc Bohan a Gianfranco Ferré, da John Galliano a Raf Simons, fino a Maria Grazia Chiuri. Particolarmente interessante è il fatto che molti capi sono in condizioni impeccabili in quanto mai indossati, acquistati da Ayoub esclusivamente per il loro valore artistico.

Se l’insieme è imponente, è però John Galliano a occupare un posto speciale nel cuore della collezionista. Le sue silhouette visionarie, la libertà creativa e la forza narrativa delle sue collezioni hanno profondamente influenzato Ayoub, che negli anni ha acquisito numerosi look iconici. All’asta compariranno pezzi provenienti da alcune delle sue sfilate più celebri e discusse, come quella dell’Autunno/Inverno 1997 e 1998 o quella Primavera/Estate 2005, nota come Clochards. Quest’ultima, ricordata per la sua estetica volutamente provocatoria e per le critiche che ricevette, fu definita dal New York Times una collezione di “bellezze sfilacciate con occhi truccati alla Charlie Chaplin e ciondoli da vagabondo appesi alla vita”. Ayoub fu tra le pochissime a comprenderne immediatamente la portata creativa, raccontando di aver pensato fossero pezzi da museo. All’asta andranno sei mise di questa linea, tra cui un abito in seta dipinta a mano con profondo spacco, stimato tra gli 80.000 e i 120.000 euro.

Erano tutti molto diversi. I vestiti di Bohan erano eleganti e femminili, e da giovane donna mi davano fiducia quando li indossavo. Le creazioni di Ferré erano opulente, glamour, femminili e splendidamente strutturate, ma Galliano era senza dubbio il mio preferito. Mi ha liberata da tutti i look classici che avevo indossato fino a quel momento. I suoi vestiti incarnavano la libertà di cui avevo tanto bisogno e desiderato dopo il mio divorzio. Erano l’espressione esteriore di cui avevo bisogno dopo anni di isolamento”, afferma Mouna Ayoub.

L’asta del 29 gennaio non rappresenta soltanto un’occasione per i collezionisti di aggiudicarsi pezzi rari, ma anche un momento di celebrazione della storia della couture, della sua capacità di emozionare e della sua natura profondamente culturale. E conclude: “Il mio obiettivo come collezionista è sempre stato quello di sostenere quest’arte in via di estinzione e di garantire che gli atelier possano realizzare tutti i tipi di visioni dei diversi designer”, conclude la collezionista.

Realizzare un magazine come POSH ha qualcosa di meraviglioso. Intanto si ha bisogno di tempo: non tutto deve scorrere veloce, anzi. Inoltre servono l’intensità e una particolare passione per condividere con gli straordinari personaggi che incontriamo momenti unici.