Abbiamo assistito alla prima di Marty Supreme a Milano

Marty Supreme è uno dei titoli cinematografici più forti e attesi del 2026: ha ottenuto 9 nomination agli Oscar (tra cui Miglior Film, Miglior Regia e Miglior Attore Protagonista), ha fatto vincere a Timothée Chalamet il suo primo Golden Globe come Miglior Attore in una commedia/musical, ed è diventato il maggiore incasso di sempre negli Stati Uniti, superando gli 80 milioni di dollari, tra i film prodotti da A24.

Nella serata di ieri, siamo stati alla premiere milanese della pellicola diretta dal newyorkese Josh Safdie, regista, sceneggiatore e produttore statunitense noto per il suo cinema nervoso, viscerale e ossessionato dai personaggi ai margini. Ed è proprio in questa categoria che va a inserirsi il protagonista, Marty Mauser, ventitreenne talento del ping pong che cerca di farsi strada nello sport nella New York degli anni ’50. Quello del giovane sportivo è considerato il ruolo più trasformativo della carriera di Chalamet.

Definiremmo Marty Supreme come un racconto di ambizione e perseveranza, di amore e ossessione. Per 150 minuti, Timothée Chalamet si comporta in modo eccentrico, esplosivo, iperattivo, e fa di tutto pur di raggiungere il suo obiettivo, anche umiliarsi, rubare, e persino abbandonare la propria amata mentre sta per partorire. Sicuramente, molti giovani spettatori sapranno riconoscersi nell’atteggiamento di Marty e nella sua determinazione, pur non condividendo le sue scelte e il suo carattere così difficile e spesso scontroso, ma questo capolavoro è importante che venga guardato soprattutto da loro proprio perché ci insegna che chi vuole, può; chi lotta, riesce; chi ha pazienza, viene premiato. Mauser sfida il destino, è molto sicuro di sè (anche troppo) e pronto a tutto pur di diventare il più grande campione di tennistavolo. Tuttavia, non vi diremo se ci riuscirà.

Prodotto anche da Central Pictures e distribuito in Italia da I Wonder Pictures, la fotografia porta la firma di Darius Khondji, le musiche di Oneohtrix Point Never e i costumi di Miyako Bellizzi, collaboratrice di lunga data dei Safdie e figura centrale nella costruzione dell’estetica del film. Per ricostruire attraverso gli abiti l’estetica della Grande Mela di quegli anni, la costume designer ha attinto ad archivi d’epoca, ricerche sullo stile del Lower East Side degli anni ’50 e anche a un cortometraggio del 1955 di Ken Jacobs che documenta la vita degli immigrati ebrei a Manhattan, mostrato a Bellizzi dal regista e diventato una delle principali reference visive. La maggior parte degli abiti che vediamo sul grande schermo addosso a Marty comprendono completi decisamente oversize e dai toni scuri, giacche e pantaloni dal taglio sartoriale che spesso nascondono camicie dai toni pastello e cravatte colorate, oltre, natualmente, alle classiche polo da tennis.

Accanto a Chalamet, compare Gwyneth Paltrow, nel ruolo di Kay Stone, bellissima star del cinema ormai “in pensione” (anche se ci stupirà!), sposata con un ricco imprenditore di penne, interpretato dal canadese Kevin O’Leary. Il cast è composto anche da Odessa A’zion, dal rapper statunitense Tyler the Creator, nel personaggio dell’amico Wally, da Abel Ferrara e da Fran Drescher, che interpreta la madre del protagonista.

Buona visione !

Realizzare un magazine come POSH ha qualcosa di meraviglioso. Intanto si ha bisogno di tempo: non tutto deve scorrere veloce, anzi. Inoltre servono l’intensità e una particolare passione per condividere con gli straordinari personaggi che incontriamo momenti unici.