Il debutto di Jaden Smith da Louboutin

Il debutto di Jaden Smith da Christian Louboutin non è stato semplicemente un evento: è stato un manifesto estetico, un gesto culturale, un atto di immaginazione radicale. In un magazzino dismesso di Montparnasse trasformato in un teatro di visioni, il nuovo direttore creativo della maison, nominato ufficialmente lo scorso settembre, ha presentato la sua prima esposizione per la linea uomo, sorprendendo pubblico e addetti ai lavori con un allestimento che intrecciava mitologia, arte d’avanguardia e memoria collettiva.

La prima collezione disegnata dal giovane attore e rapper comprende sneaker, mocassini, stivali e stivaletti, borse a tracolla o tote, portacarte, bandane, gioielli in metallo e accessori vari. Ciò che salta all’occhio è che nessuno di essi ha un colore che non sia il nero, il bianco, il rosso e l’argento, in piena coerenza con i codici distintivi della maison francese. Particolarmente interessante è la linea The Ball, realizzata in pelle di capra a pelo lungo e morbida pelle di vitello spazzolata in red o black, che include scarpe, cinture e cappelli.  Il savoir faire di Christian Louboutin si riflette nella stravagante e lussuosa eco-pelliccia utilizzata per pezzi unici, iconici, e soprattutto incapaci di passare inosservati.

 

Per Smith, questo debutto segna l’ingresso ufficiale anche nel mondo del design. E lo fa con un linguaggio nutrito di riferimenti colti e di un immaginario che spazia dalle Grandi Esposizioni parigine al movimento per i diritti civili, passando per la mitologia greca. Non a caso, il Monte Parnaso, dimora delle Muse, è evocato fin dall’ingresso, come promessa di un percorso tra arti, simboli e narrazioni.

Accanto alle calzature, un’installazione di televisori impilati proiettava immagini della Marcia su Washington del 1963, della Sfinge e sequenze del regista dadaista Hans Richter. Un montaggio che intrecciava memoria storica e sperimentazione visiva, sottolineando la volontà di Smith di collocare la moda in un dialogo più ampio con la cultura. Un tempio in rovina, con colonne scanalate, ospitava invece le nuove borse: enormi zaini e modelli da biker costellati di tasche esterne con scritte dorate, monete, pillole, chiavi, attrezzi, telefono, documenti, caricabatterie, come parte di un inventario poetico e ironico della vita contemporanea. A completare la scena, una tote surrealista che imitava un secchio di vernice traboccante e una borsa dadaista stampata con una folla urbana in tumulto.

L’intero spazio, battezzato Christian Louboutin Men’s Exhibition, era immerso in una luce rossa, inevitabile richiamo alla suola iconica del brand. Un piccolo gruppo di modelli si muoveva tra rotoli di tessuto rosso trasformati in panchine, mentre sugli schermi scorrevano video che ritraevano Jaden come un eroe wagneriano davanti a castelli gotici. In uno dei momenti più simbolici, Christian Louboutin appariva mentre mescolava un tino di vernice rossa, per poi consegnare un pennello a Jaden: un passaggio di testimone in piena regola.

Si tratta di artigianalità, lusso estremo e design del più alto livello. Questa è l’essenza di Christian Louboutin”, ha dichiarato Smith, definendo il DNA del marchio che ora è chiamato a reinterpretare.

Quando Christian Louboutin ha annunciato la nomina di Jaden Smith a direttore creativo, una decisione che ha fatto scalpore, soprattutto tra i designer parigini con decenni di esperienza, molti hanno storto il naso. La scelta di un talento giovane, privo di formazione accademica tradizionale, sembrava a tratti provocatoria. Eppure, il debutto ha ribaltato ogni scetticismo. L’allestimento, complesso e visionario, ha rivelato una sorprendente maturità creativa: una capacità di orchestrare linguaggi diversi, di costruire un racconto coerente e di portare il brand in territori nuovi senza tradirne l’essenza.

Ho portato il mio interesse personale per la mitologia greca, perché pensavo che potesse entrare in risonanza con le persone, dato che gli esseri umani, in fin dei conti, sono tutti molto simili. Sto combinando la mia prospettiva di designer afroamericano, legata al mio pensiero più dadaista, con l’eredità di una maison francese“, ha spiegato Jaden Smith.

Realizzare un magazine come POSH ha qualcosa di meraviglioso. Intanto si ha bisogno di tempo: non tutto deve scorrere veloce, anzi. Inoltre servono l’intensità e una particolare passione per condividere con gli straordinari personaggi che incontriamo momenti unici.