Alaïa si prepara a voltare pagina. Pieter Mulier, direttore creativo dal 2021, lascia il brand dopo cinque anni di collaborazione complessiva e un percorso che ha segnato una delle fasi più raffinate e coerenti della storia recente della maison fondata da Azzedine Alaïa. L’ultima collezione firmata dallo stilista belga sfilerà durante la Paris Fashion Week di marzo, chiudendo simbolicamente un ciclo che ha riportato Alaïa al centro del discorso moda grazie a un equilibrio raro tra rispetto dell’eredità e visione contemporanea.
Quando Mulier è stato nominato creative director, il compito era tutt’altro che semplice: succedere al fondatore, scomparso nel 2017, e reinterpretarne il linguaggio senza tradirne l’essenza. La sua carriera lo aveva preparato a una sfida di questa complessità. Cresciuto professionalmente accanto a Raf Simons, prima in Jil Sander, poi in Dior e infine in Calvin Klein, Mulier ha sviluppato un approccio architettonico alla moda, fatto di volumi puri, tagli netti e una profonda attenzione alla costruzione. In Alaïa ha trovato un terreno fertile: il culto del corpo, la scultura del tessuto, la sensualità mai gridata. Le sue collezioni hanno restituito alla maison una centralità estetica e culturale, valorizzando l’artigianalità estrema e introducendo al contempo una modernità discreta, fatta di knitwear innovativo, silhouette fluide e un dialogo costante con l’archivio.

Secondo alcune indiscrezioni, il successore di Mulier potrebbe essere Olivier Rousteing, che ha lasciato Balmain lo scorso novembre dopo quattordici anni alla guida creativa. La sua eventuale nomina segnerebbe un cambio di ritmo significativo: Rousteing porta con sé un’estetica più decisa, glamour e fortemente mediatica, molto diversa dalla sensualità scolpita e silenziosa che caratterizza Alaïa. Parallelamente, Mulier sarebbe in dirittura d’arrivo per assumere la direzione creativa di Versace, oggi sotto il controllo del gruppo Prada. Un passaggio che avrebbe un valore simbolico e professionale notevole: ritrovarsi nuovamente accanto a Raf Simons, oggi co-direttore creativo di Prada, chiuderebbe un cerchio iniziato molti anni fa.
Alaïa, con la sua storia unica e il suo culto dell’artigianalità, si trova ora davanti a una scelta cruciale: preservare la continuità o aprirsi a una trasformazione più radicale. Qualunque sarà la direzione, l’eredità di Mulier resterà un capitolo importante, capace di aver restituito alla maison una voce forte, elegante e profondamente contemporanea.




