di Alfonso Rizzo
Sul lago ghiacciato, quando il sole dell’Engadina comincia a riflettersi come un cristallo sulle superfici d’acciaio e alluminio, il tempo sembra rallentare. È in quell’istante sospeso che The I.C.E. St. Moritz rivela la sua vera natura: non un semplice concorso d’eleganza, ma un rituale contemporaneo dove l’automobile diventa linguaggio culturale, gesto estetico, memoria in movimento.

Alla conclusione dell’edizione appena terminata resta la sensazione netta di trovarsi di fronte a qualcosa che va oltre la celebrazione del bello. Cinquanta vetture, selezionate tra i modelli classici e sportivi più rari al mondo, hanno trasformato la superficie ghiacciata del lago in una galleria a cielo aperto, un museo effimero che esiste solo per poche ore, prima di dissolversi nel silenzio alpino.

La giornata inaugurale è iniziata nel parc fermé, cuore pulsante dell’evento. Qui, tra il respiro trattenuto dei collezionisti e lo sguardo attento degli addetti ai lavori, si è consumato uno dei momenti più intensi: il confronto ravvicinato con vetture che non sono soltanto automobili, ma capitoli fondamentali della storia industriale e artistica del Novecento.
Camminando tra le file ordinate, si percepiva chiaramente come ogni esemplare fosse portatore di una propria aura, amplificata dal contesto irreale del lago ghiacciato e dalle vette innevate a fare da quinte naturali.

Il verdetto della giuria, annunciato nel pomeriggio, ha confermato l’altissimo livello qualitativo di questa edizione. Nella categoria Legendary Liveries ha trionfato una Lancia Stratos del 1976, icona assoluta del motorsport, capace ancora oggi di raccontare un’epoca di sperimentazione e coraggio.
Open Wheels ha premiato la Maserati 4CLT del 1949, raffinata espressione di un periodo in cui la meccanica era ancora arte pura, fatta di leggerezza e ingegno.

Particolarmente significativo il riconoscimento Birth of the Hypercar, assegnato alla Jaguar XJ220 del 1993: una scelta che sottolinea come anche la modernità, se sufficientemente radicale, possa entrare a pieno titolo nel pantheon dei classici.

Tra le Barchettas on the Lake, la Ferrari 750 Monza del 1955 ha incarnato alla perfezione lo spirito romantico delle competizioni su strada, mentre il titolo Icons on Wheels è andato alla Talbot-Lago T150C SS “Teardrop” del 1937, probabilmente una delle sintesi più alte tra aerodinamica, eleganza e visione futuristica ante litteram.
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A questi premi si è affiancato il Best Sound, nuovo riconoscimento introdotto quest’anno e presentato da Bang & Olufsen. Durante l’accensione dei motori – un momento di rara intensità emotiva su una superficie così fragile e silenziosa – la giuria ha scelto la Pontiac Vivant del 1965, premiando non solo la potenza acustica, ma la capacità evocativa di un suono che riporta immediatamente a un’altra epoca.

Ma The I.C.E. non vive soltanto di verdetti. Il suo format, ideato nel 2019, resta un unicum nel panorama internazionale dei concorsi d’eleganza: un equilibrio calibrato tra staticità e dinamismo, tra rispetto museale e piacere della guida. Qui le vetture non sono reliquie intoccabili, bensì protagoniste attive.
I giri liberi sul lago innevato, attesissimi dal pubblico, rappresentano la consacrazione di questa filosofia: vedere capolavori da milioni di euro muoversi con naturalezza sul ghiaccio è un’esperienza che ribalta ogni convenzione espositiva.

Fondamentale, e tutt’altro che secondario, è il rispetto per l’ambiente che ospita l’evento. L’Engadina non è semplice scenografia, ma parte integrante del progetto. Gli accessi limitati, la selezione rigorosa delle vetture e l’attenzione al patrimonio naturale fanno sì che The I.C.E. mantenga una dimensione esclusiva e consapevole, lontana da ogni deriva spettacolare fine a sé stessa.

Lasciando il lago, con il crepuscolo che lentamente avvolge St. Moritz, resta una certezza: The I.C.E. è riuscito ancora una volta a ridefinire il concetto di eleganza automobilistica. Non come semplice esercizio di stile, ma come esperienza sensoriale totale, dove arte, design, tecnica e paesaggio si fondono in un racconto irripetibile.
Un evento che non si limita a celebrare il passato, ma lo rimette in movimento, affidandolo al ghiaccio, alla luce e alla memoria di chi c’era.




