In un momento in cui la moda vive una stagione di instabilità creativa e cambi di leadership, Balenciaga sceglie di spostare l’attenzione su ciò che davvero definisce la qualità di un brand: la manifattura. E lo fa investendo nel cuore della Toscana, terra che da decenni custodisce il sapere artigianale della pelletteria italiana. A Cerreto Guidi, paesino di poco più di 10mila abitanti vicino Firenze, tra vigneti e filari, la maison parigina inaugura The Plant, un nuovo polo produttivo dedicato alla lavorazione della pelle, simbolo di un legame sempre più solido con l’eccellenza del territorio.
Nel comune sono presenti altre realtà manifatturiere legate alla moda, anche se di dimensioni più contenute rispetto ai grandi poli vicini. L’arrivo di Balenciaga rappresenta un salto di scala e un rafforzamento del ruolo del territorio nella filiera del lusso.
Il complesso nasce dal recupero di una fabbrica abbandonata, attiva dagli anni Sessanta e rimasta per anni come un grande guscio di cemento affacciato sulla campagna. Dal 2020 Balenciaga ha avviato un progetto di rigenerazione che privilegia il riuso dell’esistente, evitando nuovo consumo di suolo e restituendo valore a un’architettura industriale dimenticata. Il risultato è un intervento firmato METROOFFICE Architetti, che ha trasformato circa 8.000 mq in un organismo produttivo contemporaneo, composto da tre corpi distinti — Training Center, Bridge e Main Plant — pensati come un sistema unitario in dialogo con il paesaggio.
Dalla strada, The Plant appare come un edificio misurato, quasi trattenuto, che lascia parlare la propria struttura. I pilastri a V sul prospetto est e i cavalletti in cemento sul lato ovest, restaurati e liberati dalle superfetazioni, raccontano un linguaggio modernista che richiama Le Corbusier e il Museu de Arte Moderna di Rio di Afonso Eduardo Reidy. È un’architettura che non cerca effetti, ma chiarezza: la struttura diventa figura, memoria e identità. Il gesto più riconoscibile è la doppia copertura: due solai sovrapposti e sfalsati, collegati da una maglia di travi reticolari in acciaio. Una linea orizzontale netta che corre sopra le vigne, costruendo proporzioni e paesaggio.
All’interno, la produzione si sviluppa come un grande open space scandito dalla struttura perimetrale. La luce naturale entra da vetrate inclinate e superfici zenitali in policarbonato, mentre la doppia copertura ospita terrazze tecniche, sistemi di ventilazione naturale e 2.000 mq di pannelli fotovoltaici, capaci di coprire circa il 20% del fabbisogno energetico. L’attenzione alla sostenibilità si estende anche ai materiali: l’isolamento termo-acustico è realizzato con fibre tessili ricavate dagli scarti della produzione di sneakers, un esempio concreto di economia circolare applicata alla filiera del lusso.

Il lessico interno è essenziale, dichiaratamente dallo stile industriale: cemento a vista, metallo, vetro, resine grigie. Un ambiente che privilegia funzionalità, comfort e qualità luminosa, elementi fondamentali per un lavoro di precisione come la pelletteria. I colori e l’estetica nel complesso richiamano chiaramente quella dei capi Balenciaga.
Uno degli elementi più significativi del progetto è il Training Center, un’area dedicata alla formazione dei nuovi artigiani. Qui un programma di apprendistato mette in relazione maestri pellettieri e giovani talenti, che possono seguire l’intero processo di creazione di una borsa, dal prototipo al prodotto finito.









