Con Nu‑Rêverie, Malloni inaugura un nuovo capitolo della propria identità creativa, riaffermando il legame profondo con l’arte come linguaggio da indossare e spazio di ricerca. La collezione FW 26/27 nasce dal desiderio di trasformare la memoria sartoriale e artistica del brand in una visione contemporanea, dove costruzione, artigianalità e sperimentazione diventano i cardini di un’estetica consapevole e sofisticata. Non si tratta di un esercizio nostalgico, ma di una riattivazione viva della storicità del marchio: applicazioni floreali, ricami, plissé e lavorazioni manuali emergono come segni concreti di un savoir‑faire che dialoga da sempre con il mondo dell’arte, traducendone tensioni, stratificazioni e sensibilità in forma e materia.
Malloni ha scelto gli spazi del concept store milanese 10 Corso Como e il violino come colonna sonora per la presentazione di Nu‑Rêverie. In quest’occasione, abbiamo incontrato Floriana Orsetto, direttrice creativa del brand sin dalla sua nascita, che ci ha raccontato la visione, il metodo e l’identità profonda di Malloni.
Floriana, come descriveresti la donna che indossa Malloni? È una donna sicura di sé e lavoratrice, o più romantica?
La donna Malloni è una donna molto raffinata. È un personaggio confident, mai opulenta; è sofisticata, costruisce il suo stile attraverso i dettagli. Abita il suo vestito, entra dentro il suo vestito, fa parte del suo mondo, fa parte di sé stessa. Il mio obiettivo è farla stare bene dentro l’abito: una presenza elegante, mai eccessiva, sempre un po’ dietro le righe.
Sei direttrice creativa ormai da tanto tempo. C’è una collezione a cui sei particolarmente legata? Esiste un fil rouge che unisce tutte le linee che crei?
Assolutamente sì, infatti il titolo di questa collezione è Nu‑Rêverie. Abbiamo voluto mischiare la memoria, la storia, con la modernità e la contemporaneità. Le origini non vengono mai dimenticate: il DNA del brand resta intatto, ma viene rielaborato e reso attuale, talvolta persino proiettato nel futuro. Ogni collezione è un’evoluzione, mai un rimpianto del passato. L’unica cosa che le manca degli esordi è il lavoro artigianale delle piccole edizioni destrutturate e vintage: facevamo capi rielaborati in edizioni molto limitate… quello è un lavoro che un po’ mi manca.
Tra i look presentati oggi, ce n’è uno a cui sei particolarmente affezionata?
In questo completo racconto tutto: la mia sartorialità, la destrutturazione dei capi, il layering, le sovrapposizioni. Questo capo è versatile, indossabile come gonna o con il pantalone, realizzato in pelle Nabucca ingrassata, con un tocco vintage. Qui racchiudo un po’ tutta la mia anima. C’è anche una componente di drapperia maschile unita al top di seta, simbolo dell’incontro tra femminile e maschile, cifra distintiva del brand. Questo miscelare fluido, rigido, femminile, maschile rappresenta un po’ proprio la mia firma.

Ti diverte di più creare abiti o accessori?
Mi diverte pensare al total look finito, dall’abito all’accessorio. Parte spesso dallo styling, da un’idea complessiva, per poi costruire i look a ritroso.
C’è una sfida o un nuovo progetto a cui hai lavorato recentemente trovando ostacoli?
Ostacoli no. Questo è forse il momento più libero della mia professione. Dopo anni di limiti commerciali, oggi sento di poter esprimere pienamente la propria identità creativa. Ogni stagione è una crescita, un miglioramento: in questo momento mi sento assolutamente appagata e libera.




