MFW 2026: la nostra intervista a Gabriele Colangelo

La collezione Autunno/Inverno 2026 di Colangelo esplora un’idea di preziosità autentica, trasformando la ricerca sui materiali in un’eleganza essenziale e sofisticata. La palette, costruita su grigi che sfumano nel beige, addolcisce il contrasto tra bianco e nero e definisce silhouette verticali, sottolineate da spalle orizzontali e decise. Lana, seta e cashmere danno struttura a cappotti e giacche oversize, alternate a forme più aderenti che creano un ritmo equilibrato. I tagli anatomici introducono una sensualità misurata, mentre il twill di viscosa diagonale accompagna abiti fluidi, arricchiti da inserti in pizzo macramè o da mantelle leggere e dinamiche.  Le sciarpe in nappa, con frange extra‑lunghe, diventano baschine con un accenno couture, mentre catene di elementi circolari si trasformano in collane che emergono dalle scollature dei cappotti o si posano sul collo delle camicie, completate da orecchini pendenti coordinati.

Di seguito, la nostra intervista al fondatore omonimo e direttore creativo del brand.

Partiamo dalla palette: è molto limitato il numero di colori, tutti neutri, versatili e molto eleganti. Perché questa scelta?
Volevo una palette timeless, qualcosa che compri oggi e puoi indossare anche tra dieci anni. Il colore è una meravigliosa forma di espressione, ma in questo caso avrebbe potuto rappresentare una limitazione. Per come sono costruiti i capi, desideravo tonalità che dessero il giusto valore e la corretta interpretazione del modello, così da poterlo riprendere dall’armadio anche dopo molto tempo“.

Molti capi — blazer, cappotti, capispalla, ma anche la maglieria — sembrano avere un’attitudine genderless. È una direzione consapevole?
Ho sempre raccolto elementi tipici del guardaroba maschile, soprattutto nella costruzione del capospalla, che per me è l’item principale di questa collezione. È chiaro che questi capi possono essere indossati facilmente da chiunque. Non so se in futuro ci sarà una fusione totale tra uomo e donna, ma oggi tutto è felicemente più libero. Secondo me sì, prima o poi non ci sarà più distinzione, anche a livello di fashion week: ormai è inutile separare uomo e donna quando in passerella, in entrambi i casi, sfilano modelli di entrambi i generi“.

C’è un fil rouge che inserisci in ogni tua collezione, dal 2008 a oggi?
Sicuramente le impunture che attraversano le superfici dei capi. È un elemento molto riconoscibile, che ripropongo ogni stagione. È un punto che si chiama punto mosca, deriva dalla sartoria maschile e serve per bloccare la fodera all’interno delle giacche. Io l’ho portato all’esterno, e ormai è una caratteristica dei miei capi da più di dieci anni“.

Ti piacerebbe esplorare nuove categorie di prodotto? Qui vedo solo abiti: pensi ad accessori, gioielli, scarpe?
Per ora li realizziamo solo per i servizi fotografici. Certo che mi piacerebbe ampliare, ma sono produzioni a parte, con dinamiche completamente diverse“.

Realizzare un magazine come POSH ha qualcosa di meraviglioso. Intanto si ha bisogno di tempo: non tutto deve scorrere veloce, anzi. Inoltre servono l’intensità e una particolare passione per condividere con gli straordinari personaggi che incontriamo momenti unici.