L’evoluzione di Pierre Cardin, dal Bubble Dress alla FW26/27

Dalla sua fondazione nel 1950, Pierre Cardin ha sempre abitato un territorio unico: quello in cui la moda incontra l’immaginazione, la geometria, l’architettura e un’idea di futuro che non teme l’eccesso. La maison, con la sua estetica spaziale e il suo approccio industriale pionieristico, ha trasformato la couture in un laboratorio di possibilità, aprendo la strada a un modello di licenze globale che ha reso il suo nome un’icona pop planetaria. Già negli anni Cinquanta, Cardin introduce il celebre Bubble Dress, un abito che rompe la silhouette classica e inaugura un approccio scultoreo alla moda, riscuotendo in breve tempo un successo internazionale. Negli anni Sessanta, mentre Parigi vive l’onda lunga della modernità, Cardin spinge oltre: materiali sintetici, tagli circolari, caschi, stivali, forme che sembrano provenire da un’altra dimensione: è la nascita dello space‑age, un immaginario che non solo anticipa il futuro, ma lo rende indossabile.

Oggi, a poco più di cinque anni dalla scomparsa del fondatore, all’età di 98 anni, la maison sta vivendo una fase di rinnovamento guidata da Rodrigo Basilicati‑Cardin, pronipote di Pierre, direttore creativo e general manager della holding Pierre Cardin Evolution. Il designer ha assunto la direzione creativa con un obiettivo chiaro: preservare l’eredità futurista del brand e, allo stesso tempo, aggiornarla con un linguaggio contemporaneo, spettacolare e profondamente personale. Basilicati‑Cardin non si limita a custodire un archivio: lo riattiva. Le sue collezioni recenti hanno riportato al centro l’immaginario spaziale, le forme curve, i volumi scultorei e l’uso di materiali non convenzionali, ma con una sensibilità più narrativa, quasi cinematografica.

L’ultima sfilata, presentata a Parigi per la Fashion Week, nella storica boutique di Rue du Faubourg Saint‑Honoré, affacciata sul Palazzo dell’Eliseo, ne è stata la conferma più evidente. Basilicati‑Cardin ha trasformato lo spazio in un teatro visionario dedicato a Venezia, la città delle sue origini familiari: proprio Pierre Cardin, infatti, era nato a Sant’Andrea di Barbarana, frazione del comune di San Biagio di Callalta, in provincia di Treviso. La città veneta viene immaginata come una metropoli sospesa tra acqua e galassie. Vaporetti che diventano astronavi, ponti che si dissolvono in architetture luminose, baute e tricorni rivisitati come accessori da space‑opera: un omaggio affettivo e futurista, dove la tradizione veneta si fonde con un intero apparato basato sull’Intelligenza Artificiale.

 

In passerella, mantelle multicolori, cappelli dalle proporzioni esagerate, silhouette che oscillano tra il barocco e la fantascienza. È il Cardin che conosciamo, stravagante e colorato, ma filtrato attraverso lo sguardo di un direttore creativo che non vuole imitare il maestro: vuole proiettarlo avanti e farlo vivere per sempre, portandolo verso un immaginario che parla alle nuove generazioni senza tradire la radicalità del fondatore.

 

Realizzare un magazine come POSH ha qualcosa di meraviglioso. Intanto si ha bisogno di tempo: non tutto deve scorrere veloce, anzi. Inoltre servono l’intensità e una particolare passione per condividere con gli straordinari personaggi che incontriamo momenti unici.