Dalla sua fondazione nel 1950, Pierre Cardin ha sempre abitato un territorio unico: quello in cui la moda incontra l’immaginazione, la geometria, l’architettura e un’idea di futuro che non teme l’eccesso. La maison, con la sua estetica spaziale e il suo approccio industriale pionieristico, ha trasformato la couture in un laboratorio di possibilità, aprendo la strada a un modello di licenze globale che ha reso il suo nome un’icona pop planetaria. Già negli anni Cinquanta, Cardin introduce il celebre Bubble Dress, un abito che rompe la silhouette classica e inaugura un approccio scultoreo alla moda, riscuotendo in breve tempo un successo internazionale. Negli anni Sessanta, mentre Parigi vive l’onda lunga della modernità, Cardin spinge oltre: materiali sintetici, tagli circolari, caschi, stivali, forme che sembrano provenire da un’altra dimensione: è la nascita dello space‑age, un immaginario che non solo anticipa il futuro, ma lo rende indossabile.


Oggi, a poco più di cinque anni dalla scomparsa del fondatore, all’età di 98 anni, la maison sta vivendo una fase di rinnovamento guidata da Rodrigo Basilicati‑Cardin, pronipote di Pierre, direttore creativo e general manager della holding Pierre Cardin Evolution. Il designer ha assunto la direzione creativa con un obiettivo chiaro: preservare l’eredità futurista del brand e, allo stesso tempo, aggiornarla con un linguaggio contemporaneo, spettacolare e profondamente personale. Basilicati‑Cardin non si limita a custodire un archivio: lo riattiva. Le sue collezioni recenti hanno riportato al centro l’immaginario spaziale, le forme curve, i volumi scultorei e l’uso di materiali non convenzionali, ma con una sensibilità più narrativa, quasi cinematografica.

L’ultima sfilata, presentata a Parigi per la Fashion Week, nella storica boutique di Rue du Faubourg Saint‑Honoré, affacciata sul Palazzo dell’Eliseo, ne è stata la conferma più evidente. Basilicati‑Cardin ha trasformato lo spazio in un teatro visionario dedicato a Venezia, la città delle sue origini familiari: proprio Pierre Cardin, infatti, era nato a Sant’Andrea di Barbarana, frazione del comune di San Biagio di Callalta, in provincia di Treviso. La città veneta viene immaginata come una metropoli sospesa tra acqua e galassie. Vaporetti che diventano astronavi, ponti che si dissolvono in architetture luminose, baute e tricorni rivisitati come accessori da space‑opera: un omaggio affettivo e futurista, dove la tradizione veneta si fonde con un intero apparato basato sull’Intelligenza Artificiale.

In passerella, mantelle multicolori, cappelli dalle proporzioni esagerate, silhouette che oscillano tra il barocco e la fantascienza. È il Cardin che conosciamo, stravagante e colorato, ma filtrato attraverso lo sguardo di un direttore creativo che non vuole imitare il maestro: vuole proiettarlo avanti e farlo vivere per sempre, portandolo verso un immaginario che parla alle nuove generazioni senza tradire la radicalità del fondatore.





