Facciamo un recap degli ultimi Oscar, tra vincitori, ironia e commozione

La scorsa notte il Dolby Theatre di Los Angeles ha ospitato l’evento più esclusivo e atteso dalla comunità cinematografica di Hollywood. Sede ufficiale degli Oscar dal 2002, il teatro si situa all’interno del complesso Ovation Hollywood, ex Hollywood & Highland, sulla celebre Hollywood Boulevard.

La cerimonia di questa 98esima edizione è stata presentata dal conduttore statunitense Conan O’Brien, per il secondo anno consecutivo. Non sono passate inosservate le sue frecciatine dirette a Timothée Chalamet, grande assente tra i trionfanti, nonostante fosse tra i favoritissimi per la statuetta come Miglior attore per Marty Supreme. “Stasera la sicurezza è estremamente fitta, devo dirvelo. Mi è stato detto che ci sono preoccupazioni per possibili attacchi sia dalla comunità dell’opera sia da quella del balletto“, ha scherzato, mentre la camera non ha esitato a inquadrare l’attore al fianco della sua fidanzata Kylie Jenner, il quale è stato al gioco con un risata. O’Brien si è poi rivolto direttamente a Timothée continuando: “Sono solo arrabbiati perché hai tralasciato il jazz“. Tutto ciò fa riferimento ai recenti commenti sull’opera e sul teatro del giovane divo, il quale ha affermato che si tratta di arti quasi morte.

Anche il regista Alexandre Singh, premiato ex aequo per il Miglior Cortometraggio Live-Action con Two People Exchanging Saliva, durante il suo intervento sul palco, ha voluto riprendere l’argomento, sottolineando che “Forse servirà un decennio, ma possiamo trasformare la società attraverso la creatività, dal teatro al balletto, fino al cinema“.

I maggiori riconoscimenti sono andati alle pellicole Una battaglia dopo l’altra e Sinners – I peccatori. Il primo segue la vita di un personaggio immerso in un contesto storico complesso, dove le battaglie esteriori si intrecciano con quelle interiori. Il secondo è un thriller psicologico che ruota attorno a un uomo costretto a confrontarsi con le conseguenze delle proprie scelte e con un passato che ritorna in modo inesorabile. Coogler costruisce un racconto teso, stratificato, che unisce introspezione e tensione morale.

Uno dei momenti più toccanti è stato, senza dubbio, il ricordo di Robert Redford, scomparso lo scorso 16 settembre all’età di 89 anni, da parte di Barbra Streisand, con cui aveva interpretato Come Eravamo nel 1973. “Il mio cowboy intellettuale mi manca più che mai“, ha ricordato Babs, come Redford la chiamava, per poi intonare The Way We Were, la colonna sonora proprio della pellicola di cui erano stati protagonisti i due.

Ecco tutti i vincitori divisi per categoria.

Miglior Film
Una battaglia dopo l’altra

Miglior Regia
Paul Thomas Anderson, per Una battaglia dopo l’altra. L’atmosfera era quella delle grandi consacrazioni: standing ovation lunga, applausi sinceri, un ritorno al cinema d’autore che domina anche nelle categorie principali.

Miglior Attore Protagonista
Michael B. Jordan, per Sinners – I peccatori. La premiazione è stata accompagnata da un discorso molto personale di Jordan, che ha parlato di “responsabilità narrativa” e di come il film lo abbia costretto a confrontarsi con parti di sé che non aveva mai portato sullo schermo. È stato uno dei momenti più intensi e umani della serata.

Miglior Attrice Protagonista
Jessie Buckley, per Hamnet. La sua vittoria era attesa ma non scontata. Il suo discorso è stato uno dei più raffinati: breve, poetico, con un ringraziamento alla “fragilità come forma di forza”. Ha conquistato la platea senza alzare la voce.

Migliore film internazionale
Sentimental Value

Miglior attrice non protagonista
Amy Madigan, per Weapons. “Le mie gambe stanno tremando”, ha scherzato al microfono, confessando di sentirsi sopraffatta e quasi incredula per la vittoria.

Miglior Sceneggiatura Originale
Ryan Coogler – Sinners – I peccatori

Miglior Sceneggiatura Non Originale
Paul Thomas Anderson, per Una battaglia dopo l’altra

Miglior fotografia
Autumn Durald Arkapaw, per Sinners – I peccatori

Miglior Scenografia
Frankestein, con Tamara Deverell e Shane Vieau

Miglior montaggio
Andy Jurgensen, per Una battaglia dopo l’altra

Migliori costumi
Frankestein, con Kate Hawley

Miglior trucco e acconciatura
Frankestein, con Mike Hill, Jordan Samuel e Cliona Furey

Miglior Film d’Animazione
K-Pop: Demon Hunters

Miglior sonoro
Gareth John, Al Nelson, Gwendolyn Yates Whittle, Gary Rizzo e Juan Peralta, per F1 – Il film

Miglior Canzone Originale
Golden (testo e musica di Ejae, Mark Sonnenblick, 24, Nam Hee-dong, Lee Yu-han, Joong Gyu-kwak e Teddy Park), da K-Pop: Demon Hunters

Miglior Colonna Sonora
Ludwig Göransson, per Sinners – I peccatori

Miglior documentario
Mr Nobody Against Putin

Miglior cortometraggio documentario
All the Empty Rooms

Migliori effetti visivi
Joe Letteri, Richard Baneham, Eric Saindon e Daniel Barrett, per Avatar – Fuoco e cenere

Realizzare un magazine come POSH ha qualcosa di meraviglioso. Intanto si ha bisogno di tempo: non tutto deve scorrere veloce, anzi. Inoltre servono l’intensità e una particolare passione per condividere con gli straordinari personaggi che incontriamo momenti unici.