Nel panorama della moda internazionale, dove le maison cambiano proprietà con la stessa rapidità con cui cambiano le stagioni, la notizia ha il sapore raro di un ritorno alle origini: Giambattista Valli riacquista la sua griffe, rilevando la quota di maggioranza da Artémis, la holding della famiglia Pinault che aveva acquisito il controllo del brand nel 2021. Una mossa che segna la fine di un capitolo complesso e l’inizio di una nuova fase creativa, più intima e autonoma.
“Siamo stati felicissimi di supportare il Signor Giambattista Valli e di sostenere una visione creativa così singolare e rigorosa. Dopo anni di stimolante collaborazione, si apre ora un nuovo capitolo in questa avventura imprenditoriale e auguro a Giambattista ogni successo nella prossima fase del suo percorso”, ha commentato François-Henri Pinault, presidente di Artémis.

La maison conferma che l’accordo, i cui dettagli economici restano riservati, è stato raggiunto “in uno spirito di mutuo rispetto”, restituendo allo stilista romano il controllo totale del marchio fondato a Parigi nel 2005. Una scelta che arriva dopo mesi turbolenti: la sospensione della sfilata couture di gennaio, lo stop al prêt‑à‑porter durante la fashion week di marzo e la ricerca di un acquirente affidata a Rothschild & Co. Tutti segnali di una fase di transizione che ora trova una direzione chiara.
“Desidero ringraziare Artémis per il supporto e l’impegno profusi nei confronti della Maison nel corso di tutti questi anni. Questo accordo mi consente ora di riprendere il pieno controllo del mio marchio e di perseguire il suo sviluppo con entusiasmo ed energia“, ha spiegato Valli.

Per Valli, 59 anni, questo passaggio non è solo un’operazione societaria: è un gesto identitario. La sua estetica, fatta di volumi monumentali, tulle impalpabile, romanticismo drammatico e una couture che unisce rigore parigino e sensibilità italiana, ha sempre vissuto di indipendenza. Tornare unico proprietario significa poter riaffermare quella visione senza compromessi, in un momento in cui il mercato chiede autenticità più che mai.
Il designer, insignito negli anni dei titoli di Chevalier e poi Officier de l’Ordre des Arts et des Lettres, ha costruito una maison riconoscibile come poche: abiti‑nuvola, silhouette scolpite, un’idea di femminilità che non teme l’eccesso ma lo trasforma in poesia. È questo linguaggio, celebrato sulle passerelle couture dal 2011, che ora potrà evolvere senza vincoli esterni.

L’uscita di Artémis si inserisce in una strategia più ampia della holding, che negli anni ha costruito un portafoglio diversificato: da Kering a Christie’s, da Ponant allo Stade Rennais, fino a realtà creative come Courrèges e CAA. Il disimpegno da Valli non è un passo indietro, ma una riallocazione di energie in un mercato in rapido mutamento. Per la maison, invece, è un’occasione per ridefinire priorità e modelli operativi. Dopo un periodo segnato da difficoltà finanziarie e scelte drastiche, la riconquista dell’indipendenza apre la strada a un ripensamento del ritmo produttivo, dei canali e forse anche del rapporto con la couture stessa.




