È tempo di grandi traguardi e anniversari anche per Max Mara, che nel 2026 festeggia i suoi primi 75 anni. E lo fa con un progetto che unisce memoria passata e moda presente.
Il brand nasce nel 1951 a Reggio Emilia dall’intuizione di Achille Maramotti, un giovane visionario che aveva ereditato dalla madre, un’insegnante di taglio e cucito, una profonda conoscenza della sartoria. Laureato in giurisprudenza ma affascinato dalla moda fin da ragazzo, Maramotti fu tra i primi in Italia a immaginare un prêt‑à‑porter di alta qualità, capace di coniugare rigore sartoriale e produzione industriale. La sua idea era rivoluzionaria per l’epoca: creare capi impeccabili, moderni e accessibili, pensati per donne reali e per la loro vita quotidiana.
Il nome Max Mara nasce dall’unione tra “Mara”, soprannome della famiglia Maramotti, e “Max”, figura immaginaria che evocava un uomo elegante e imponente: un modo per comunicare forza, ambizione e modernità. Fin dagli esordi, il brand si distingue per un’estetica pulita, funzionale e senza tempo, ispirata anche ai principi del Bauhaus, che Maramotti ammirava per la capacità di unire forma e funzione.
Negli anni, l’azienda sviluppa nuove linee (Max&Co e Sportmax) e costruisce un linguaggio iconico: palette cammello, linee essenziali, materiali pregiati e silhouette pensate per durare. La filosofia resta immutata: “rendere straordinario l’ordinario”, trasformando il quotidiano in un gesto di stile. La stessa ideologia incarnata dall’ultima collezione presentata, la Resort 2027, contraddistinta dai classici colori neutri accompagnati dal rosso Max Mara, dettagli inusuali come paillettes nascoste e volumi morbidi. Le silhouette restano essenziali: cappotti ampi, giacche corte o sartoriali, gonne mini o midi, pantaloni cropped. Non mancano omaggi alla cultura cinese, come il cheongsam reinterpretato in chiave contemporanea.

La sfilata si è tenuta a Shanghai presso il Long Museum, i cui spazi sono stati totalmente “maxmarizzati” dalla mostra “The Max!”, curata da Olivier Saillard, che ricostruisce l’archivio del brand attraverso nove capitoli che raccontano storia, stile, artigianalità, pezzi iconici e ricerca cromatica. Le modelle hanno sfilati in mezzo a teche e capi appartenenti a collezioni passate in un ambiente dominato dal metallo e da luci industriali.

Fino al 28 giugno 2026, l’esposizione ci rende partecipi di un percorso immersivo dentro l’identità della maison, un luogo in cui passato e presente dialogano senza sosta. Come nei depositi museali, l’allestimento permette di attraversare decenni di storia attraverso capi, materiali, documenti e oggetti che hanno definito il linguaggio Max Mara. Vi si ripercorrono le origini del brand fino alla contemporaneità della Resort 2027, attraverso abiti, fotografie e bozzetti. I pezzi iconici, i cosiddetti “Timeless Icons”, l’arte della costruzione del capo (“The Art of Cutting”) e l’idea di un guardaroba pensato per durare (“Clothing for Life”, “Authority of Style”) raccontano la centralità del concetto di permanenza nella filosofia della maison.

Accanto al rigore e al classicismo che definiscono Max Mara, emerge anche la sua vena più giocosa: colori accesi, sperimentazioni materiche, Sportmax e le molte vite del Teddy Coat animano la sezione “Playing with Appearance”, rivelando la dimensione più libera e creativa del brand.




