Cinque mostre di moda che ancora possiamo visitare

Ferdinando Sarmi New York – Un viaggio nella moda da Firenze alla Fifth Avenue, Firenze

Palazzo Pitti dedica una grande mostra a Ferdinando Sarmi, lo stilista fiorentino che negli anni ’50 e ’60 conquistò New York vestendo icone come Audrey Hepburn, Marilyn Monroe, Marlene Dietrich, Barbra Streisand e la duchessa di Windsor. L’esposizione è visitabile fino al 31 dicembre nel Saloncino da Ballo ed è curata da Vanessa Gavioli e Eugenia Paulicelli. La mostra mette in dialogo una selezione di abiti con materiali d’archivio del Fondo Sarmi e accessori d’epoca, ricreando l’atmosfera culturale e mondana della New York anni ’50–’60. Il percorso ripercorre la carriera di una figura aristocratica e influente della moda internazionale, capace di fondere eleganza sartoriale italiana e glamour cosmopolita americano.

EXPOSURE. Quando il mondo ti guarda, da Harry Styles a Lady Gaga, Trieste

ITS Academy, il primo museo di moda contemporanea in Italia, celebra il rapporto creativo tra talent e stylist, esplorando come abiti, pose e apparizioni pubbliche diventino un linguaggio capace di raccontare identità, emozioni e desideri della società contemporanea. Curata dal fashion consultant belga Tom Eerebout, l’esposizione è visitabile fino al 3 gennaio 2027 e presenta una selezione di look indossati da alcune delle figure più iconiche della cultura pop, da Lady Gaga a Harry Styles, da Beyoncé a Madonna, fino a Jenna Ortega e Chappell Roan. Uno degli obiettivi è mettere in luce il lavoro di numerosi designer e maison, tra cui Maison Margiela, Jean Paul Gaultier, Gucci, Dolce & Gabbana, oltre a creativi emersi dal ITS Contest. Il catalogo, curato da Tom Eerebout ed Emanuele Coccia, intreccia moda, filosofia e curatela attraverso dialoghi con Olivier Saillard, ampliando la riflessione sul ruolo dello stylist come narratore visivo del nostro tempo.

Moda in luce 1955-1975. Roma fra glamour e innovazione industriale, Roma

Fino al 15 novembre, la Centrale Montemartini ricostruiscono la stagione in cui la capitale divenne il centro mondiale della moda, grazie alla sinergia esplosiva tra cinema, sartoria, industria e creatività. La mostra è il secondo capitolo del progetto iniziato a Palazzo Pitti e racconta il passaggio dal nascente Made in Italy alla sua consacrazione internazionale. Il percorso immerge i visitatori in 150 fotografie d’epoca, filmati rari dell’Archivio Luce, documenti, tessuti e 27 abiti originali firmati dai grandi couturier. Le opere provengono da archivi storici, musei e collezioni private, tra cui quella del costumista Massimo Cantini Parrini. Le immagini mostrano sfilate, atelier, jet-set, artigianato e glamour, insieme ai volti che hanno definito quell’epoca.

Regine in scena, Venaria

Alla maestosa Reggia di Venaria, questa mostra esplora il tema della regalità come costruzione scenica, raccontando come cinema, teatro, opera e serie TV abbiano inventato e reinventato l’immagine delle regine attraverso il costume. Al centro del percorso ci sono 31 abiti iconici, capaci di plasmare figure entrate nell’immaginario collettivo ben oltre la verità storica. L’esposizione si articola in tre nuclei – mito, storia, fantasia – e presenta costumi celebri come Marie Antoinette interpretata da Kirsten Dunst, Medea di Maria Callas, e la Regina di Selvascura interpretata da Salma Hayek. Gli abiti provengono da sartorie storiche, archivi e musei e sono accompagnati da parrucche, gioielli e ornamenti realizzati su modelli originali. La mostra, attiva fino al 6 settembre 2026, si inserisce nel filone della Reggia dedicato alla moda e al costume, richiamando le origini del palazzo e le figure delle duchesse Cristina di Francia e Maria Giovanna Battista di Savoia Nemours.

The Gentleman – Stile e gioielli al maschile, Milano

L’esposizione porta a Palazzo Morando un racconto raffinato e sorprendente sull’estetica maschile, seguendo l’evoluzione dell’ornamento dal Settecento alla contemporaneità. In mostra, gioielli, abiti e oggetti d’epoca dialogano con creazioni di maison storiche e designer attuali, mostrando come il gioiello maschile sia stato, e continui a essere, un linguaggio identitario, tra funzione, simbolo e stile. Il percorso, gratuito e aperto fino al 27 settembre 2026, attraversa secoli di trasformazioni: dalla vanità settecentesca alla sobrietà ottocentesca, dalla Belle Époque al Déco, fino alla rivoluzione pop degli anni Sessanta e alla fluidità contemporanea. Una narrazione elegante e accessibile che restituisce dignità a un tema spesso trascurato, rivelando il gioiello come segno culturale, sociale e personale dell’uomo attraverso la storia.

Realizzare un magazine come POSH ha qualcosa di meraviglioso. Intanto si ha bisogno di tempo: non tutto deve scorrere veloce, anzi. Inoltre servono l’intensità e una particolare passione per condividere con gli straordinari personaggi che incontriamo momenti unici.