Un anno senza Giorgio Armani, e Forte dei Marmi lo celebra così

Esattamente un anno fa, Milano si tingeva di grigio e le campane del mondo della moda iniziavano a suonare per la perdita di uno dei suoi più importanti rappresentanti. All’età di 91 anni, si spegneva, il 4 settembre 2025, Giorgio Armani.

Durante l’anno appena trascorso, tante sono state le iniziative dedicate a Re Giorgio, dalla celebrazione dei suoi 50 anni di lavoro presso l’Armani/Silos di Milano all’esposizione “Se piace a me, deve piacere anche a te” presso il Chiostro del Plesso D’Azeglio di Parma, dall’annuncio del biopic firmato dal regista Oscar Bobby Moresco a quello della serie tv prodotta da Lux Vide diretta da Ozpetek, fino all’omaggio durante la cerimonia d’apertura delle Olimpiadi Milano-Cortina lo scorso febbraio, durante la quale sessanta modelle (più Vittoria Ceretti) hanno sfilato in completi Giorgio Armani nei colori della bandiera.

Proprio oggi, nel giorno dell’anniversario della sua scomparsa, la Oblong Contemporary Art Gallery di Forte dei Marmi, città in cui Armani aveva comprato, pochi giorni prima di lasciarci, lo storico locale d’intrattenimento La Capannina di Franceschi, luogo cui era legato sentimentalmente per aver conosciuto nel 1966 il pietrasantino amico e socio Giorgio Galeotti, ricorda questo genio della moda attraverso la mostra “Luca Vernizzi – Omaggio a Giorgio Armani e le grandi opere macropop”.

L’esposizione pone al centro il primo dipinto dal vero di Giorgio Armani, realizzato da Luca Vernizzi, uno dei più importanti ritrattisti italiani. L’opera, visibile fino al 27 settembre, nasce dal racconto dell’incontro tra i due nel 1981, quando Armani accettò di posare per Vernizzi nel neonato showroom di Emporio Armani in via Durini. Vernizzi, già noto come “il ritrattista dei giovani”, frequentava la trattoria Bagutta, storico ritrovo di artisti e intellettuali milanesi. Fu lì che Luciano Francesconi, disegnatore del Corriere della Sera, lo spinse a ritrarre Armani, e convinse lo stilista, allora in piena ascesa internazionale, ad accettare la proposta.

Vernizzi arrivò in via Durini con tela, colori e il suo camice bianco. Armani lo accolse nel proprio ufficio: inizialmente taciturno e riservato, seguì con disciplina le indicazioni dell’artista, mantenendo la posa con una compostezza che Vernizzi ricorda come quasi regale. Solo alla fine, lo stilista si sciolse e si complimentò per la capacità del pittore di cogliere il suo sguardo “così come lui stesso lo percepiva”.

Nel ritratto 70×60 Armani indossa una classica T‑shirt bianca, un capo essenziale che, grazie a lui, è diventato emblema di eleganza sobria, ancora oggi iconico sotto la giacca. Vernizzi cattura un momento particolare: Armani sembra affacciarsi nella tela, come se osservasse l’artista mentre viene osservato. “Durante le ore in cui ho composto il ritratto e sono rimasto solo con lui tra me e Armani ci fu un continuo scambio di sguardi: pur rimanendo in posa non era certamente inattivo, come  tutte le persone dotate di grande intelligenza con il movimento degli occhi coglieva tutto quello che c’era intorno a sé”, ha dichiarato l’artista.

Negli anni successivi Vernizzi e Armani si incrociarono più volte nella Milano degli Ottanta, vivace e in rapida trasformazione, ma quei rapporti diretti si persero con l’arrivo degli anni Novanta e del nuovo millennio.

Il ritratto esposto a Forte dei Marmi – unico scelto per la mostra – è anche un omaggio allo stesso Vernizzi, che nel 2026 ha celebrato i suoi 85 anni con una grande esposizione alla Fabbrica del Vapore di Milano.

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