Villa Corallo, lusso abruzzese

di Alberto Schieppati

UNA DESTINAZIONE INEDITA, CON STELLA MICHELIN E ADERENTE AI RELAIS E CHATEAU, DECLINA IL LUSSO ALL’INSEGNA DI RELAX, ARTE , TERRITORIO E GRANDE CUCINA

Quando si dice Abruzzo, si pensa subito al Parco nazionale o, forse ancor prima, ai litorali adriatici famosi per il turismo balneare. Ma c’è dell’altro, molto altro. Dopo avere scoperto Villa Corallo, diventa obbligatorio ricredersi sull’offerta di ospitalità di una regione ancora ambientalmente integra, diciamo sostenibile per essere up to date, abbastanza defilata da quell’idea di destination che domina la scena del turismo luxury.

Villa Corallo, non distante da Teramo, quasi al confine con le Marche, è il 5 stelle lusso che non ti aspetti. Un luogo che racconta l’Abruzzo tra memoria, arte e ospitalità: dalla residenza di campagna di fine Ottocento al relais contemporaneo: una villa che è rinata grazie a un progetto di recupero, cultura e accoglienza “a passo d’uomo”, un luxury hub che mantiene vivo il legame con il territorio e la sua storia.

Considerata tra le dimore storiche più significative dell’Abruzzo settentrionale, da oltre un secolo osserva silenziosa il mare Adriatico e le campagne circostanti. Nata come proprietà di una famiglia di facoltosi proprietari terrieri, la villa è da sempre un riferimento architettonico e paesaggistico per il territorio con i suoi saloni affrescati, il parco secolare e l’antico impluvium. Il nome della villa affonda le radici in una tradizione antica: lungo la costa di Giulianova, un tempo, il corallo veniva lavorato e donato alle spose come portafortuna, regalo simbolico delle suocere alle future nuore. Il proprietario della dimora, in omaggio a questo rito, offriva alle spose che sceglievano la villa un oggetto di corallo, trasformando il gesto in un segno di buon auspicio e di appartenenza al territorio.

Nel 2003 la storia della villa intreccia quella della famiglia Di Serafino, che decide di acquistare l’intera proprietà (100 ettari di terreni e la dimora) scegliendo la strada più impegnativa e più visionaria: non costruire ex novo, ma recuperare. “Siamo custodi di questo bene” è il principio che guida ogni scelta, dalla pulizia del parco secolare al restauro degli interni, dal recupero delle case coloniche alla riattivazione degli antichi spazi agricoli, trasformandola in un luogo capace di coniugare ricettività di alto livello. È nel 2010 che inizia la trasformazione della villa in relais: il lavoro parte dall’ingresso, dai viali, dal giardino; vengono riportati alla luce i dettagli architettonici e si restituiscono ordine e anima alla parte nobile. Nel 2020 arrivano le prime sette camere, affacciate sul parco, disegnate come grandi stanze di una dimora privata Art Nouveau di inizio Novecento: alti soffitti, linee semplici ed eleganti, materiali prevalentemente naturali.

A Villa Corallo l’ospite è accolto come in una casa di famiglia, ogni camera è dedicata agli uccelli autoctoni del parco (verzellino, tortora, rondine) in omaggio alla storica voliera che ancora vive tra gli alberi secolari. Nel sottotetto, un tempo spazio austero e dimenticato, oggi ci sono quattro suite essenziali e contemporanee, una private spa per due persone e una deliziosa area fitness: qui il tempo rallenta, tra rituali acquatici, romantici silenzi e vista sul verde. All’esterno, una piscina in tre moduli accompagna la giornata (passeggio in acqua, nuoto, vasca idromassaggio circolare) con la ricostruzione di un paesaggio lacustre.

Il ristorante Zunica 1880, affacciato sul parco, traduce in piatti la ricchezza della cucina italiana e del territorio, dell’orto e dell’azienda agricola di famiglia. Le antiche case coloniche, dove un tempo vivevano i contadini, vengono progressivamente recuperate per ricomporre l’immagine del borgo rurale che circondava la struttura principale.

IL LEGAME CON IL TERRITORO

La tenuta non è solo vetrina o scenario: è organismo vivo. Intorno alla villa si estendono uliveti con circa 1.700 piante, che producono un eccellente EVO, che compete alla grande con etichette forse più blasonate, con grandi pascoli di bovini di razza marchigiana IGP, recinti per maialini di cinta senese e un orto generoso che rifornisce ogni giorno la cucina “stellata” di cui lèggerete di seguito.

Villa Corallo è anche un luogo abitato dall’arte e dalla cultura. Nelle sue sale hanno trovato casa le opere di Mark Kostabi, celebre artista americano legato alla Pop Art, che ha scelto la villa come dimora italiana. Ogni mese i saloni si trasformano in salotti letterari, ospitando presentazioni di libri, in un calendario che fa della villa un punto di riferimento per chi cerca bellezza anche nel pensiero e nella parola.

Oggi Villa Corallo è un luogo dove il “less is more” non è uno slogan, ma un atteggiamento: un passo indietro perché sia la bellezza a parlare, nel silenzio di un parco ottocentesco, in una sala illuminata da un’opera d’arte, in una colazione lenta nella vecchia sala da pranzo di famiglia. Un rifugio di riposo, privacy e relazioni autentiche, dove i ricordi di chi vi è passato – ospite, lavoratore, membro della comunità locale – continuano a essere materia viva.

Tra mare e collina, tra memoria e futuro, Villa Corallo è la prova che la salvaguardia di un luogo può diventare il cuore pulsante di un nuovo modo di fare ospitalità in Abruzzo, testimoniata anche dal riconoscimento della Chiave Michelin a Ottobre 2025 e dall’ingresso nei Relais & Chateaux a luglio 2026, prima e unica struttura dell’Abruzzo. La famiglia Zunica, di origine spagnola del Principato di Andorra, arriva a Civitella del Tronto intorno al 1550 come condottieri premiati con proprietà e titoli in una città militare strategica dominata da una grande fortezza. Nel 1642, dopo il matrimonio con la famiglia Salerni fu acquisito il palazzo nobiliare in piazza, che diventerà la sede storica del ristorante grazie al bisnonno Antonio, fondatore della tradizione gastronomica di famiglia nel 1880. Daniele Zunica rappresenta oggi la quarta generazione di una cucina profondamente radicata nel territorio e nei terreni di famiglia.

Con 145 anni di ristorazione, presente in Guida Michelin dal 1957, ha costruito negli anni una reputazione solida basata sulla cucina abruzzese. Ma è nel 2025 che avviene la svolta: il terremoto del 2016 aveva gravemente danneggiato Civitella del Tronto e i fabbricati confinanti al palazzo nobiliare, rendendolo inagibile a inizio anno. In quel momento, la collaborazione già avviata nel 2024 con la famiglia Di Serafino e Villa Corallo per la banchettistica si trasforma in una joint venture completa, con il trasferimento del ristorante all’interno della dimora storica. L’incontro tra la gestione dell’accoglienza di Mascia Moretti, una straordinaria carica di energia e competenze, l’esperienza ristorativa di Daniele Zunica, la visione architettonica di Maria Rosita Di Serafino e l’arrivo dello chef Gianni Dezio creano un equilibrio virtuoso per un progetto culturale e imprenditoriale che unisce due storie familiari, due territori e una visione comune di ospitalità e bellezza.

LA CUCINA STELLATA DI GIANNI DEZIO

Gianni Dezio, una stella Michelin, allievo di Niko Romito, è l’anima creativa di Zunica: la sua cucina sfugge alle categorie convenzionali: è una sintesi consapevole tra esperienza personale, contesto territoriale e ricerca/selezione delle migliori materie prime. E’ profondamente radicata nel territorio abruzzese, ma declinata attraverso una prospettiva contemporanea e del tutto personale. Utilizza materie prime locali e tradizionali come il baccalà di Sant’Omero, o l’agnello abruzzese, ma le reinterpreta costantemente, evitando la nostalgica ripetizione del passato e proponendo piatti realmente contemporanei Un principio cardine della visione dello chef è la capacità di stabilire un legame autentico con chi siede a tavola, considerandolo un referente emotivo e d emozionale più che un semplice cliente. Pur traendo insegnamento dal Mugaritz circa la possibilità di sorprendere e persino disorientare il commensale, Gianni mantiene viva l’importanza della comunicazione e del dialogo con il cliente a tavola.

L’orto è un elemento sempre più centrale nella struttura e nella proposta, rappresenta non soltanto una fonte di ingredienti, ma una filosofia: reperire materie prime non commercialmente appetibili, varietà̀ microscopiche appena nate, erbe officinali e aromatiche autoprodotte. Il valore di ciò̀ che viene raccolto al momento e utilizzato nel piatto è un plus decisivo per la sua cucina e per la soddisfazione del gourmet. Il menù è costruito su basi stagionali, rispecchiando i cicli naturali delle produzioni locali e della stagionalità̀ stessa. Tuttavia, la stagionalità̀ non è un vincolo nostalgico, ma un’opportunità̀ creativa per interpretare il territorio attraverso le disponibilità̀ contingenti, sempre mantenendo coerenza con la propria identità̀ culinaria.

Gianni non concepisce la cucina come espressione solitaria dello chef, ma come risultato corale: la genesi di ogni piatto coinvolge l’intera brigata. Tra i suoi signature:

  • Agnello con liquirizia e albicocche: un piatto che rappresenta la coerenza nella ricerca e nella capacità di mantenere un’identità̀ riconoscibile mentre evolve continuamente
  • Gnocchi di alghe: simbolo della ricerca e capacità di trasformare ingredienti inconsueti in proposte memorabili.

Una cucina, quella dello chef, capace di regalare emozioni uniche grazie alla visione totalmente unconventional del rapporto con territorio e materie prime.

Realizzare un magazine come POSH ha qualcosa di meraviglioso. Intanto si ha bisogno di tempo: non tutto deve scorrere veloce, anzi. Inoltre servono l’intensità e una particolare passione per condividere con gli straordinari personaggi che incontriamo momenti unici.