Con il tempo, si parlerà sempre più di Emé e sempre meno di Atelier Emé. Il brand più elegante del gruppo italiano Oniverse non dimentica le proprie origini nel mondo bridal, ma sceglie di dare sempre maggiore spazio all’occasionwear.

Sotto i portici del cortile del Museo Nazionale Romano – Terme di Diocleziano, tra mezzi busti consumati dal tempo e sculture imperiali, nel cuore della Capitale, Atelier Emé ha presentato la sua collezione FW26. La scelta della location non è casuale: Roma rappresenta uno dei mercati più importanti per il marchio, ospitando la sua fanbase più ampia, alcuni dei top client presenti anche alla sfilata e ben tre dei circa 55 monomarca distribuiti sul territorio italiano, di cui dieci inaugurati soltanto nell’ultimo anno. A ciò si aggiunge un’importante iniziativa culturale: Oniverse sosterrà il recupero del grande plastico delle Terme di Diocleziano realizzato agli inizi del Novecento, il cui restauro è previsto entro il 2027.

Per il marchio, gli abiti da occasione stanno diventando sempre più il vero core business: creazioni adatte tanto ai diciottesimi quanto alle feste di laurea, completi raffinati scelti da donne e ragazze tra i 25 e i 45 anni che desiderano distinguersi senza necessariamente diventare le protagoniste della serata. A raccontarlo è Silvia Falconi, direttrice creativa del brand. Abiti sobri ma ricchi di carattere, eleganti ma lontani dall’ordinario, proprio come quelli presentati per l’Autunno/Inverno 2026. Una collezione che ama mescolare tessuti e materiali differenti per dare vita a look versatili, capaci di accompagnare chi li indossa dal giorno alla sera semplicemente cambiando gli accessori.

Non mancano le borse, prevalentemente a mano: ampie e funzionali per il lavoro oppure più compatte e sofisticate per le occasioni speciali. Il comparto footwear si arricchisce inoltre di sneaker dal design essenziale, due nuovi modelli di mocassini, una versione in pelle delle ballerine ormai diventate un must-have del brand e nuovi stivali biker con fibbie in acciaio, pensati per aggiungere un tocco rock persino a un abito da sposa. In passerella, tuttavia, di abito nuziale se n’è visto soltanto uno: semplice, lungo, essenziale e caratterizzato da uno spacco laterale.

“Il mercato è cambiato”, commenta la designer. “Oggi ci si sposa sempre meno e si prediligono abiti essenziali da circa mille euro. Per questo stiamo lavorando per ampliare la nostra proposta oltre il segmento bridal”.
La palette cromatica affianca tonalità profonde come bordeaux, viola, marroni terrosi e sfumature ruggine ad accenti ottanio e a nuance più neutre come il bianco e il beige. La tradizione sartoriale non viene naturalmente trascurata e si esprime attraverso tailleur gessati, tessuti check e spigati impreziositi da dettagli luminosi, fili lamé e micro paillettes.

Corpetti effetto bralette indossati sopra camicie e abiti, bustier in similpelle, giacche-corsetto e lavorazioni effetto coccodrillo dialogano con bomber cropped, bermuda e pantaloni cargo. Grande attenzione è riservata anche alla maglieria, protagonista di capsule dedicate alla stagione fredda: soffici filati fluffy vestono bomber oversize, gonne e accessori coordinati, mentre sottili lavorazioni lamé disegnano silhouette fluide e sensuali, pensate per una donna che ricerca comfort ed eleganza nella stessa misura.

Per l’Occasionwear FW26, la direzione creativa di Atelier Emé sembra essersi ispirata al principio giapponese del wabi-sabi, la filosofia estetica che celebra l’imperfezione come forma autentica di bellezza. La sovrapposizione dei capi e l’accostamento di materiali apparentemente lontani richiamano le stesse sculture che abitano il Chiostro di Michelangelo: frammentate dal tempo ma ancora capaci di dialogare tra loro in perfetta armonia. Una metafora efficace per una collezione che trova la propria forza proprio nell’incontro tra elementi diversi, dimostrando come l’imperfezione possa trasformarsi in una nuova forma di equilibrio estetico.





