È tempo di grandi mostre per Dior.
Fino al 1° febbraio, il Musée Rodin di Parigi ospita Grammar of Forms, una mostra che intreccia moda, arte e artigianato attraverso un dialogo inedito tra tre protagonisti: la prima collezione haute couture firmata da Jonathan Anderson per Dior, gli iconici modelli creati da Christian Dior e le sculture in ceramica dell’artista Magdalene Odundo. L’esposizione, pensata come un laboratorio creativo aperto, non si limita a presentare abiti e opere: per cinque giorni il museo ospiterà conferenze pubbliche e tour guidati per le scuole, con l’obiettivo di avvicinare le nuove generazioni al mondo dell’alta moda e alla sua dimensione più concettuale.
Grammar of Forms segna il debutto di Jonathan Anderson nell’haute couture Dior, inaugurando un nuovo linguaggio costruito sull’eredità dei codici storici della Maison. Per Anderson, la couture è un luogo di sperimentazione, un terreno in cui far nascere idee e forme capaci di rispondere all’urgenza del presente. La mostra mette in relazione una selezione dei suoi look con alcuni capolavori di Christian Dior, evidenziando una continuità di ricerca su proporzioni, struttura e invenzione materica. Le silhouette architettoniche di Dior, rivoluzionarie nella loro apparente quiete, diventano il punto di partenza per Anderson, che le rilegge come provocazioni: come può una forma familiare diventare radicale attraverso nuovi materiali? Come può la tradizione essere modellata per parlare al contemporaneo?
Accanto agli abiti, le sculture in ceramica di Magdalene Odundo offrono una chiave di lettura essenziale. Nata nel 1950 a Nairobi, in Kenya, si tratta di una delle più importanti ceramiste al mondo. Le sue sculture, modellate interamente a mano, esplorano il vaso come forma che racchiude significati sia pratici sia spirituali. Trasferitasi nel Regno Unito nel 1971 per studiare, scopre presto la sua passione per l’argilla e per la capacità del materiale di fissare un gesto o un’idea in una forma concreta. Da allora intraprende un percorso di ricerca sulle tradizioni ceramiche globali, costruendo un sapere vastissimo da cui nasce il suo linguaggio scultoreo unico. Un momento decisivo arriva nel 1974, quando torna in Africa orientale e occidentale per approfondire la diversità delle ceramiche del continente. In particolare, il periodo trascorso ad Abuja, in Nigeria, le fa conoscere tecniche tradizionali di modellazione a mano che ancora oggi costituiscono la base del suo lavoro. Oggi, il corpo umano è la sua principale fonte d’ispirazione, paragonato a un vaso, motivo per il quale le sue opere presentano forme antropomorfe: ventri arrotondati, vita stretta, colli allungati che si aprono in una bocca. Come afferma lei stessa: “Penso molto al corpo come a un vaso; contiene ciò che siamo”.

Anderson trova in Odundo un riferimento poetico e tecnico: le tensioni esagerate delle sue silhouette, la cura delle superfici, la ricerca di equilibrio tra pieni e vuoti dialogano con la maestria dei tessuti fatti a mano e delle ricamatrici Dior. Come Christian Dior, anche Anderson guarda agli artisti come compagni di viaggio e fonti di ispirazione. Il filo rosso che unisce abiti e sculture è il tempo necessario per costruire una forma, per padroneggiare un materiale, per tramandare un sapere. Grammar of Forms diventa così non solo una celebrazione della couture, ma una riflessione sulla bellezza come processo, sulla tradizione come terreno fertile per l’innovazione e sull’arte come linguaggio condiviso tra discipline diverse.







