Dal 13 al 15 settembre 2026 si preparano a tornare MICAM e MIPEL, le due manifestazioni di riferimento per il mondo delle calzature e della pelletteria. In occasione della conferenza di Fashion Link Milano, la piattaforma che riunisce le principali fiere della città, i Presidenti delle diverse organizzazioni hanno discusso il ruolo dei buyer oggi e le nuove dinamiche del mercato. Durante la conferenza Cesare Gavazzi, Presidente di TheOneMilano, ha dichiarato che nell’edizione di settembre la fiera si concentrerà sulle richieste dei buyer in termini di sourcing, capacità produttiva delle aziende e del private label, per dar vita al progetto pilota sul saper fare dei distretti italiani, dedicato nel febbraio 2027 alla regione Abruzzo.
Tra loro anche Giovanna Ceolini, Presidente di MICAM e Assocalzaturifici, oltre che CEO del marchio Thierry Rabotin, alla quale abbiamo rivolto alcune domande per approfondire prospettive, criticità e opportunità del settore delle calzature.

MICAM punta anche sulle nuove professioni del mondo delle calzature: quali competenze mancano oggi nelle aziende italiane, e che i giovani non immaginano nemmeno di dover imparare?
C’è poca conoscenza dei mestieri manuali. Per anni i genitori che lavoravano nella manifattura hanno detto ai figli: “Studia, fai altro che non sia un lavoro in fabbrica”. Ma i laboratori sono cambiati rispetto a un tempo: oggigiorno sono ambienti evoluti, quasi cliniche svizzere, dove si imparano lavori straordinari con le mani. I giovani non lo sanno, e per questo dobbiamo continuare ad aprire le porte delle produzioni. Ci sono ragazzi che hanno voglia di mettersi in gioco: basta far vedere loro cosa significa davvero creare una scarpa.
Quali figure professionali stanno nascendo e che fino a qualche anno fa non esistevano?
Tutto ciò che riguarda la sostenibilità e il controllo qualità. Prima erano aspetti quasi intrinseci, grazie ai distretti produttivi vicini: non dovevamo spostarci troppo, ed era la massima forma di sostenibilità. Oggi servono figure specializzate, formate anche dalle università, che sappiano gestire normative, certificazioni, materiali, processi. Sono ruoli nuovi, necessari, ma costosi per aziende che spesso hanno circa 10–12 dipendenti.

L’ingresso di queste nuove figure quanto pesa sulle imprese?
Molto. Prima il cuore era la produzione, l’ufficio era un supporto. Oggi il lavoro di progettazione e gestione è spesso più impegnativo della produzione stessa. E ha un costo. Le aziende vengono criticate perché non trattengono i giovani, ma dobbiamo vivere in un mercato dove il prezzo finale è determinante: non possiamo uscire da certe fasce, altrimenti non vendiamo. Però spazio per i giovani c’è, soprattutto per la creatività.
Qual è la richiesta più complessa che le nuove normative europee sulla sostenibilità impongono alle aziende nel 2026?
Il problema è che tali non sono chiare, non spiegano davvero cosa si debba fare. Si corre dietro a regole che cambiano continuamente. Il 26 settembre entrerà in vigore una nuova legge: non si potrà usare parole come “sostenibile” o “ecologico” senza prove concrete. Dovrebbe essere la normalità, ma alcune società confondono il consumatore con immagini o termini impropri. Senza linee guida precise, applicare le norme diventa quasi impossibile. Noi chiediamo chiarezza al governo: se c’è comprensione, gli stabilimenti si adeguano e lavorano per essere davvero sostenibili.

Quali sono le novità da aspettarsi se si va a MICAM quest’anno?
La nuova piattaforma digitale per i buyer è sicuramente la più interessante. Per me è un déjà‑vu tecnologico: i compratori un tempo arrivavano, controllavano, costruivano la loro linea, chiedevano modifiche. Oggi la piattaforma replica quel processo in chiave digitale. È uno strumento perfetto per i giovani, molto abituati a lavorare con la tecnologia.
Cosa è cambiato nel mondo delle fiere con la pandemia?
Dopo il Covid abbiamo visto un grande spostamento verso il digitale. Abbiamo imparato che la comunicazione da remoto funziona, certo. Ma il nostro prodotto vive di caratteristiche che non possono essere percepite online: materiali, leggerezza, soluzioni tecniche, creatività. Le scarpe vanno toccate e provate. A MICAM arrivano compratori accompagnati da persone che indossano subito le calzature: è lì che nasce la vera valutazione, perché il cliente finale farà esattamente la stessa cosa. Una scarpa può essere bellissima, ma se non è confortevole non verrà mai acquistata. Su questo siamo molto bravi, e il mercato ce lo riconosce: vendiamo ovunque, non solo nel lusso, ma anche attraverso aziende con storie solide e prodotti eccellenti, spesso piccole realtà che all’estero vengono promosse al 100%. È il valore di MICAM: il visitatore arriva, scopre, prova e compra.




